«STEAL THIS MOVIE - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - STEAL THIS MOVIE - la recensione

Recensione del 08 ott 2000

La recensione

Abbie Hoffman è rimasto nella storia degli Usa come il pioniere del “teatro politico”, una teoria che si concretizzò sul finire degli anni Sessanta in pittoresche manifestazioni contro il sistema, pacifiche ma al tempo stesso eclatanti. Per protestare contro l’uso del Napalm come arma di distruzione, Abbie Hoffman organizzò il rogo di migliaia di banconote fuori dalla Borsa di New York; per bacchettare i Democratici – colpevoli di sostenere il conflitto in Vietnam - Hoffman organizzò nel 1968 una sorta di convenzione parallela per eleggere un candidato d’eccezione alla poltrona di presidente degli Stati Uniti: il maiale Pigasus. Ma Hoffman ha anche un suo posto nella storia della musica, per una chitarrata rifilatagli a Woodstock da un Pete Townshend innervosito dal protrarsi di un suo comizio. Alla storia di questo personaggio-simbolo della cultura alternativa degli anni Sessanta, che fino alla sua morte (avvenuta nel 1989) è stato un punto di riferimento e una fonte di ispirazione per diverse generazioni di giovani impegnati in cause civili, è dedicato il film di Robert Greenwald “Steal this movie”, che si avvale di una colonna sonora nella quale, come ovvio, non potevano mancare i classici di quell’epoca di contestazione. Una scelta obbligata che si ricava però uno spazio di libertà utilizzando lo strumento delle cover. Accanto ad alcuni brani presenti chissà perché in versione originale - “I ain’t marching anymore” di Phil Ochs, “War” di Edwin Starr, “Superbird” e “Feel like I’m fixin’ to die rag” di Country Joe & The Fish – spiccano una serie di rivisitazioni di brani storici dell’epoca, reinterpretati spesso e volentieri nella forma del duetto, a volte riuscendo nell’impresa di riattualizzare e dare vesti inedite a canzoni che un po’ di timore reverenziale si suppone che ispirino. Come nel caso di “Time has come today” dei Chambers Brothers, reinterpretata con piglio tutto particolare da Steve Earle in duetto con Sheryl Crow. Più prevedibile la lettura del classico dylaniano “My back pages” fatta da Joan Osborne in duetto con Jackson Browne. Interessante la versione di “It’s all over now, baby blue” (ancora una volta Bob Dylan) cantata da Bonnie Raitt accompagnata da un suono di chitarra tremolante. Da segnalare anche una versione di “Mellow yellow” in cui la voce roca di Mary Chapin Carpenter si serve del pedale wah-wah per aggiungere un che di psichedelico all’insieme. Ma su tutti spicca la prova di Ani DiFranco con “This land is your land” di Woody Guthrie, eseguita in una versione capace di toccare per la sua scarna essenzialità e per la potente dolcezza della voce della DiFranco, che si conferma ancora una volta la vera erede di un certo modo “militante” di intendere il fare musica.
(Laura Centemeri)

TRACKLIST

01. Time has come today - Steve Earl & Sheryl Crow
02. It's all over now, baby blue - Bonnie Raitt
03. I ain't marching anymore - Phil Ochs
04. My back pages - Joan Osborne & Jackson Browne
05. This land is your land - Ani DiFranco
06. Superbird - Country Joe & The Fish
07. War - Edwin Starr
08. Power to the people - Eric Burdon & Billy Preston
09. Carry on - Timothy B. Schmit
10. Feel like I'm fixin' to die rag - Country Joe & The Fish
11. Mellow yellow - Mary Chapin Carpenter
12. When I'm gone - Ani DiFranco
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