| (Diego Ancordi) |
Quintorigo - GRIGIO - la recensione
Recensione del 06 ott 2000
Il grande pubblico ha incontrato i Quintorigo per la prima volta al Festival di Sanremo del 1999, dove si sono guadagnati il Premio della Critica e quello della Giuria di Qualità, per trionfare poi anche al Premio Tenco. Ma la loro proposta era chiaramente troppo impegnativa per il pubblico della kermesse canora nazionale, che infatti li ha dimenticati, e in fretta. Non se li è invece dimenticati l’ascoltatore più attento, disposto a prestare attenzione a qualcosa di più della solita canzonetta. La formula proposta è sostanzialmente invariata rispetto al precedente “Rospo”: la strumentazione acustica con voce, sax, violino, violoncello e contrabbasso, impone una base d’ispirazione classicheggiante, dalla quale i brani decollano verso altri lidi, sfociando sul bivio che porta da una parte al jazz e dall’altra al rock. Il disco riesce comunque ad essere nel complesso abbastanza vario, partendo con il singolo dall’andamento reggae/dub “La nonna di Frederick lo portava al mare” per passare poi ad altri territori, come la ripresa del tema del film di Spike Lee “Lola darling” o l’atmosfera da musical di “Nola”. Gli sforzi compiuti in fase di arrangiamento portano poi a un riconoscibile omaggio a Paolo Conte in “Grigio”, al tango di Piazzolla in “Precipitango” (con un assolo di tromba firmato dal jazzista Enrico Rava), alla bluesata “Malatosano”, all’impegnata “Egonomia”, alla tesissima cover di “Highway star” dei Deep Purple, perfetto esempio di come i Quintorigo riescano nell’impresa di eseguire rock anche duro con una strumentazione di impostazione quasi cameristica. Non manca nemmeno una performance a più voci (“Zara”) realizzata grazie alle eccezionali doti del cantante John De Leo.