«WORLDWIDE - Gilles Peterson» la recensione di Rockol

Gilles Peterson - WORLDWIDE - la recensione

Recensione del 06 set 2000

La recensione

Una raccolta, per essere una compilation come si deve, degna di essere comprata, deve avere alle spalle innanzitutto un buon selezionatore. Ma soprattutto deve contenere una buona dose di pezzi di qualità. La qualità, anzi, deve essere il primo elemento all’interno di una raccolta. Quante volte infatti ci si è trovati di fronte a una compilation che guardava prima alla quantità (un doppio CD, magari venduto a poco prezzo), a una raccolta confezionata raffazzonando qua e là brani da inserire in questo contenitore? Fortunatamente “Worlwide” non rientra in nessuna delle suddette descrizioni. Prima di tutto perché Gilles Peterson è uno dei DJ più famosi del mondo. Secondo perché dietro a questa raccolta c’è una consacrazione che va ben oltre l’attività della label (quest’anno Talkin’Loud, l’etichetta di Gilles, festeggia dieci anni di vita). E’ una consacrazione di uno stile di vita, di un modo di pensare alla musica. Musica che fluttua costantemente tra hip hop, funk, jazz, soul, rare groove. Musica che, quasi sempre, viene filtrata attraverso un gusto, quello di Gilles, assolutamente impeccabile (sempre!!!). Musica che accompagna la vita di Gilles come di tutte le persone che lavorano accanto a questo DJ/produttore di fama ormai internazionale. Musica che non è tappezzeria ma parte del codice genetico di Peterson. Per questo “Worldwide” non può altro che essere una raccolta imperdibile (sì, proprio così: assolutamente imperdibile!!!!), una dichiarazione d’amore per la musica, un mosaico di brani mozzafiato (22 per la precisione), una sequela di pezzi scelti con cura e con in testa un disegno ben preciso (attraverso la musica e i pezzi che sono stati scelti Gilles ha urlato forte al mondo chi è, cos’è la Talkin’Loud, cosa vuol dire oggi “urban groove”). Insomma, “Worlwide” è uno stupendo ed emozionante viaggio nella musica soul, funk, hip hop di oggi, che lascia spazio anche a nuovi modi di interpretare l’house (vedi l’estatico brano di Herbert) o un genere morto come il drum’n’bass (vedi la bellissima traccia proposta da Polar). Un documento culturale, più che un disco, che ammalia e convince in tutte le sue diverse e colorite espressioni musicali.
(Gianpaolo Giabini)
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