Super B - RECORD - la recensione

Recensione del 01 ott 2000

Secondo album per i pisani SuperB, dopo l’esordio del 1998 accolto senza grandi entusiasmi dalla critica. I due anni trascorsi da allora sembrano essere stati utilizzati bene dal gruppo, che mostra di avere fatto un buon lavoro. Dei ventuno brani composti per il nuovo album, ne sono stati scelti una dozzina che mostrano una netta maturazione rispetto al precedente “SuperB”. L’ascolto lascia trasparire la ricerca di una propria dimensione sonora, equamente divisa fra modelli inglesi e americani e sporcata dall’uso di oggettistica di vario genere: bottiglie di vetro e di plastica, microfoni giocattolo, cucchiaini, calcolatrici, zucche... Per il resto, ci troviamo di fronte a un guitar pop interamente giocato su chitarre in perenne distorsione e arricchite da qualche effetto elettronico. Chitarre ruvide, spesso doppiate da un’acustica, a supporto di un cantato svogliato e al limite del lamentoso. Il disco parte bene, con i suoi due episodi migliori, “La storia” e “La mia voglia”, per proseguire con il pop-punk di “io:x=20:persi”, uscito a fine maggio come singolo. Poi i ritmi si smorzano e “Record”, a parte “Un’estate ancora”, si trasforma in un album di ballate: alcune elettroacustiche (il secondo singolo “Down by low” e “La fine della pioggia”), alcune lentissime (“Ninnanotte”), altre elettriche (“Pesce palla”), mentre altre ancora contrappongono la dolcezza del cantato alla ruvidezza delle chitarre (“L’ultima carezza”). Un netto passo avanti rispetto al disco precedente, anche se la resa delle canzoni è ancora un po’ discontinua.

(Diego Ancordi)

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