«MUSIC FROM AND INSPIRED BY SHAFT - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - MUSIC FROM AND INSPIRED BY SHAFT - la recensione

Recensione del 17 set 2000

La recensione

1971. Richard Roundtree, diretto da Gordon Parks, presta le sue fattezze a un personaggio destinato a diventare un mito cinematografico del pubblico afro-americano: Shaft. John Shaft è un detective di colore, un eroe positivo, figura che mancava nel repertorio hollywoodiano, che fino ad allora aveva confinato gli attori neri in ruoli minori o in pellicole che rievocavano gli anni della schiavitù. Dopo “Shaft” la “Black Hollywood” ha potuto espandersi e proliferare. Sono passati 30 anni da quel film, eppure il suo mito è ancora vivo, grazie anche a una colonna sonora firmata da Isaac Hayes che da allora non ha mai smesso di influenzare artisti in giro per il mondo. All’alba del 2000, John Singleton - regista di film come “Higher learning”, “Poetic justice”, “Rosewood” e “Boyz N tha hood” - dirige il remake di “Shaft”, consegnando quel mito di 30 anni fa alle generazioni del nuovo millennio. Abile manovra commerciale? Non è da escludere, ma il nuovo “Shaft” non è tanto un remake quanto il seguito dell’originale. Richard Roundtree, infatti, è nel cast come il detective John Shaft che per anzianità di servizio ha passato il testimone a suo nipote, Shaft anche lui e interpretato dall’ottimo Samuel L. Jackson (al suo fianco Vanessa L.Williams e Busta Rhymes). Il passato quindi ritorna, senza imporsi sul presente, nella pellicola come nella colonna sonora che la accompagna. In essa, il ruolo di Isaac Hayes (premio Oscar per il tema di “Shaft” nel ’71) è come quello di Roundtree nel film: la guida spirituale. Non a caso “Theme from Shaft”, lo stesso di 30 anni fa che ancora oggi suona straordinariamente moderno, è il pezzo d’apertura e, nonostante questo sia l’unico contributo del “Mosè nero”, si può dire che la sua presenza aleggi ovunque in quello che è una sorta di tributo offertogli dagli attuali dominatori delle classifiche. Non è più una questione di usare samples da dischi degli anni ’70 ma si tratta di ricrearne le atmosfere, partendo dai suoni moderni. Lo ha fatto persino R. Kelly, e per ben due pezzi, inserendo nel suo stile tradizionalmente scarno ed essenziale molteplici “strumenti veri”, archi e riferimenti ereditati dallo studio dello “Shaft” originale. Il tutto con risultati inaspettati. Lo ha fatto anche Alicia Keys, che a Hayes dedica il lungo intro della sua “Rock with you”, e lo fa soprattutto Sleepy Brown (con Backbone e Big Rube) il quale nella splendida “Automatic” conferma di aver tratto sempre ispirazione da Hayes e Curtis Mayfield. Ottimo anche Donell Jones con “Do whatta I gotta do”, Bigg Gipp dei Goodie Mob con “We servin’”, Carl Thomas con “Summer rain” (già edita nel suo album di debutto) e Angie Stone, regina della colonna sonora con “ My lovin’ will give you something”. Interessante anche “Fix me” di Parlè featuring Jadakiss & Eve, “2 glock 9’s” di T.I.P. con Beanie Sigel e l’inaspettata “Serenata negra” di Fulanito. “Shaft” versione 2000 forse non si guadagnerà l’Oscar, ma può essere inserita tra le migliori colonne sonore di “black movie” degli ultimi anni.
(Alessandra Zacchino)
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