«SHOWBIZ - Muse» la recensione di Rockol

Muse - SHOWBIZ - la recensione

Recensione del 12 set 2000

La recensione

Sì, è vero: i Muse somigliano ai Radiohead. Ci somigliano in quella melanconia aspra, carica di angoscia, di senso di incapacità (di amare, stare al mondo, esprimersi...) di cui è intrisa la loro musica, le note, le parole; ci somigliano - per chi li ha visti dal vivo, al Jammin’ Festival di Imola - nell’intensità con cui si esibiscono sul palco, con il giovane Matthew Bellamy, voce della formazione, che si contorce mentre canta come se la musica lo ferisse. I Muse, con questo loro “Showbiz” - che esce in Italia con parecchio ritardo rispetto all’Inghilterra – non inventano nulla di nuovo: l’impronta dei modelli, e dunque di qualcosa che è già stato fatto, si sente ancora, e forte. Ma sarebbe errato pensare che questi tre ragazzi, che hanno un’età media di vent’anni e arrivano dal sonnolento Devon, non ci mettano nulla del loro. Innanzitutto è sorprendente la maturità di questo trio, capace di un suono che cattura e trascina in una dimensione dove la nota dominante è una sorta di cullante tormento. Sono inquieti questi Muse, in perenne contrasto, per lo più con se stessi: e la loro musica è capace, in certi passaggi, di incarnare in modo sorprendentemente autentico uno stato d’animo preciso, che mescola rabbia, rinuncia, dolore, desiderio. E’ vero, a volte i tre esagerano con il ripiegamento su se stessi e scivolano in una poesia adolescenziale che un po’ fa tenerezza con le sue esasperazioni struggenti (si ascoltino la pur piacevole “Unintended” e “Showbiz”). Ma altre volte tutto torna, il tormento incontra l’energia dei suoni, come in “Uno”, rabbiosa e distorta, con il suo urlo “you could have been number one”; o ancora in “Cave”, potente e sferzante inno alle oscurità pericolose dell’anima; e “Fillip”, con un Matthew Bellamy la cui voce si fa ansiosa, salvo poi distendersi in una sorta di cupa nenia. Insomma, gli ingredienti di questo “Showbiz” lasciano ben sperare, a condizione però che la ricerca dei Muse prosegua sempre di più su sentieri autonomi. Le condizioni per la riuscita ci sono tutte.
(Laura Centemeri)
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