Il magma risale le viscere della terra, scossa da tuoni sotterranei che fanno vibrare le ossa. Nell’aria boati sordi, nuvole di fumo e un odore acre e pungente di zolfo. È “Ferrum Sidereum”, il vulcano in eruzione degli Zu, un esperimento prog-jazz-metal che squarcia l’alba del 2026.
Il basso di Massimo Pupillo è l’onda sismica che precede l'esplosione, il suono che senti nello stomaco prima che nelle orecchie; il sax baritono di Luca T. Mai è il sibilo che fa tremare la roccia e la batteria di Paolo Mongardi incalza la colata lavica. Il trio romano vuole tornare alla materia prima, esplorarla nelle sue frequenze ancestrali.
I primi brani sono densi e inarrestabili. La musica fluisce senza interruzioni, proprio come la lava incandescente. La band lavora per sottrazione, togliendo ogni appiglio melodico per lasciarti solo con il peso della materia. C'è una saturazione sonora che sembra occupare ogni spazio, togliendo il respiro. Solo in “Perseidi”, penultima traccia dell’album, il suono si raffredda e il ritmo rallenta, per un ultimo minuto di rintocchi minimalisti prima del gran finale con la title track, che amalgama le idee esplorate nel corso dell’album.
Esclusa “Perseidi”, ogni traccia si prende il giusto (ampio) spazio per evoluzioni, deviazioni ritmiche e sperimentazioni timbriche. I pattern si trasformano continuamente, seguendo un approccio che è tanto cerebrale quanto viscerale. Ciascun brano è un microcosmo, per un totale di 80 minuti che vanno da atmosfere inquietanti a esplosioni furiose.
C'è un punto di contatto filosofico profondo tra l’immaginario geografico e il disco: il ferro che viene estratto dalla terra per essere elevato a una dimensione spirituale, siderea, appunto, nel vuoto cosmico. Mentre l'eruzione distrugge la vegetazione, "Ferrum Sidereum" distrugge la forma canzone. Ciò che resta alla fine dell'ascolto è un paesaggio lunare, deserto ma purificato: proprio come la terra appena ricoperta dalla lava, che è sterile nell'immediato, ma che nasconde in sé la fertilità del futuro.
Pochi gruppi (soprattutto nel 2026) si assumono la responsabilità di alienare chi ascolta per inseguire una visione così complessa e ostica, che unisce il drone doom metal – quello dei Sunn O))), per intenderci – e l’avanguardia europea. Tra pietra, fuoco, stelle e abissi, "Ferrum Sidereum" è il disco giusto per chi è curioso di capire in che direzione stia andando la musica sperimentale oggi.
TRACKLIST
1. Charagma
2. Golgotha
3. Kether
4. A.I. Hive Mind
5. La Donna Vestita Di Sole
6. Pleroma
7. Fuoco Saturnio
8. The Celestial Bull and the White Lady
9. Hymn of the Pearl
10. Perseidi
11. Ferrum Sidereum