Con Marco Castello, Sanremo ha perso una bella occasione

La recensione di "Quaglia sovversiva", il nuovo album del cantautore siciliano.

Recensione del 19 dic 2025 a cura di Mattia Marzi

In un cast di outsider come quello del Festival di Sanremo 2026, il nome di Marco Castello non avrebbe sfigurato. In questi anni il cantautore siciliano, che con "Quaglia sovversiva" affronta la prova del terzo album, è riuscito a creare intorno a sé un buon interesse da parte di pubblico, critica e colleghi (ha collaborato con Nu Genea, Calibro 35, Fulminacci, Mace). Niente strategie di marketing o di comunicazione: ha fatto parlare di sé solo ed esclusivamente grazie - e per - la sua bravura. Diplomato in tromba jazz alla Civica di Milano, ha visto la sua vita cambiare grazie all’incontro a Siracusa, la sua città natale, con Erlend Øye dei Kings of Convenience, diventato negli ultimi anni siracusano di adozione. «L’ho conosciuto in una jam improvvisata in mezzo alle piazzette di Ortigia, il centro storico di Siracusa», ricorda lui. Øye non l’ha solamente invitato a girare in tour con La Comitiva, il suo gruppo parallelo ai Kings of Convenience, ma gli ha anche prodotto con la sua Bubbles Records - fondata insieme al socio Marcin Öz - l’album d’esordio “Contenuta tu”, dato nel 2021 in licenza italiana a quella 42 Records che ha reso fenomeni pop alcuni dei migliori cantautori italiani di questi anni, da Niccolò Contessa e i suoi I Cani a Colapesce e Dimartino.

“Quaglia sovversiva” arriva a due anni dal precedente “Pezzi della sera” ed è il secondo che Castello si autoproduce con la sua etichetta Megghiu Suli: «Il nome della mia etichetta è un gioco di parole: in siciliano significa il "miglior sole" ma anche meglio soli. La mia fame, la mia fretta, la mia voglia di lavorare non corrispondevano con i tempi che le etichette si erano prefissati. Alla fine ho deciso di fare le mie cose per me». Però. Le dieci canzoni contenute in “Quaglia sovversiva” confermano le buonissime impressioni che ci avevano fatto i due precedenti lavori del cantautore, la cui cifra stilistica affonda le radici in un certo cantautorato italiano, quello più pop à la Battisti e Carella, ma si muove su territori sonori che spaziano dal jazz al blues, dal funk a suggestioni più internazionali.

In “Quaglia sovversiva” riesce a far convivere il groove del Battisti di fine Anni ’70, quello di “Una donna per amico” e “Una giornata uggiosa”, per intenderci, con le venature jazz del lo stile inconfondibile di Fabio Concato: ascoltare, per credere, l’intro di “Pompe”, con quel giro di chitarra su un ritmo irresistibile. Nei suoi testi racconta frammenti di vita quotidiana con una sottile ironia e un po' di cinismo. Rispetto ai due dischi precedenti, nei brani di “Quaglia sovversiva” c’è un maggiore richiamo al dialetto siciliano, carateristica della sua scrittura. Battisti che incontra Concato, ma in siciliano: vi viene in mente qualcosa di simile? 

Non sappiamo se Castello abbia provato a candidarsi tra i big del Festival, ma di sicuro la sua proposta artistica avrebbe impreziosito un cast, come quello della prossima edizione, che promette di guardare molto al nuovo cantautorato italiano, di cui il cantautore siciliano rappresenta una bella storia. Poco male: siamo sicuri che nei prossimi mesi continuerà a fare intorno a sé parecchi proseliti, per presentarsi pronto al 2027. Ammesso che una "Quaglia sovversiva" come lui sia interessata a catapultarsi nel tempio della canzone italiana. 

Tracklist

01. Pompe (03:29)
02. Vessenali (04:31)
03. Nascondigli (03:29)
04. Mutu E Scippi Coppa (04:03)
05. Editto Dal Sottoscoglio (03:26)
06. Fare Ninna (02:14)
07. Chiuvìti/Nun Chiuvìti (02:52)
08. Eureka (03:26)
09. All'Acqua Ghiacciata (03:47)
10. Scoglio Volante (04:36)

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