«MUSEUM OF IMAGINARY ANIMALS - Pram» la recensione di Rockol

Pram - MUSEUM OF IMAGINARY ANIMALS - la recensione

Recensione del 14 ott 2000

La recensione

Un nome come “carrozzina” è decisamente indicato per un gruppo così deciso a mantenere un che di infantile - e al tempo stesso inquietante - nella propria musica. I Pram infatti sembrano quasi una versione bambineggiante degli Stereolab. L’unico problema è che il loro elemento più caratteristico è anche il limite più evidente: la voce di Rosie Cuckston. Gran parte del fascino fanciullesco del gruppo è legato ad essa, ma è anche molto facile stancarsene, a causa di una certa piattezza interpretativa e dell’intonazione sempre leggermente fuori posto. Anche senza essere dei patiti del bel canto, si finisce col chiedersi se sia un effetto voluto oppure se semplicemente la cantante sia un po’ stonata. Anche così comunque, “Museum of imaginary animals” non manca di episodi interessanti, come la lunga e conclusiva “Play of the waves”, che vira la consueta atmosfera quasi fiabesca a tinte vagamente jazz, o come “Bewitched”, che si piazza da qualche parte fra Stereolab e Combustible Edison, nonostante un ritornello in cui la Cuckston mostra in modo particolarmente evidente il suo personale concetto di intonazione. Ascoltato tutto d’un fiato, l’album può stancare, essendo costruito completamente su toni sognanti/vagamente allucinati (e i Pram in verità soffrono di questo stesso problema anche dal vivo). Ma l'impressione di blanda piattezza svanisce se lo si prende a dosi ridotte: dopo essere entrati in sintonia con lo stile peculiare del gruppo, il disco rivela un certo fascino, soprattutto per chi apprezza i “cinematic sounds” più morbidi e ammalianti. Una visita al museo degli animali immaginari è quindi consigliabile, a patto che siate disposti a venire a patti con la voce querula della vostra guida.
(Paolo Giovanazzi)
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