All - PROBLEMATIC - la recensione

Recensione del 17 set 2000

Traccia numero due: “She broke my dick”. La tentazione di dire che anche gli All l’hanno rotto con il loro punk melodico e veloce è forte. Solita copertina disegnata, solite canzoni ben suonate e ben registrate (curioso come queste siano diventate caratteristiche apprezzate sulla scena punk). Invece, vuoi perché in giro non ci sono molte cose divertenti, vuoi perché gli All non hanno pose da aspiranti miracolati del punk miliardario, e continuano a scrivere canzoni che non hanno bisogno di un’analisi da esperti letterati per essere comprese, alla fine “Problematic” riesce a convincere, anche senza entusiasmare eccessivamente. Non c’è niente che emerga in particolare dall’album, si tratta di un lavoro giocato su elementi assolutamente consueti: una chitarra lettrica a palla, sezione ritmica dura e veloce, voce tirata e melodica, che permette anche di capire le parole del testo (con l’eccezione forse dei momenti più concitati, come la goliardata citata all’inizio). Niente di nuovo, ma per il moemtno è un linguaggio che funziona ancora. Rispetto ai molti ragazzini che si lanciano sulla stessa strada, gli All possono far valere un’esperienza largamente consolidata e su una compattezza di suono che non sempre si riscontra nei gruppi esordienti. Il rischio dell’inflazionamento del genere è ormai sempre più vicino, ma fino a quando qualcuno non se ne uscirà con qualche idea nuova per riuscire a tenere insieme melodia e voglia di fare casino, non è il caso di buttare dischi come questo, che non sarà un capolavoro, ma assicura una mezz’ora abbondante di canzoni energiche e trascinanti. Con buona pace di chi auspica il definitivo trionfo dei dj come massimi eroi della scena musicale.

(Paolo Giovanazzi)

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