«THANE TO THE THRONE - Jag Panzer» la recensione di Rockol

Jag Panzer - THANE TO THE THRONE - la recensione

Recensione del 09 set 2000

La recensione

I power metaller americani Jag Panzer ritornano con un altro capitolo della loro discografia. Come già fecero i Blind Guardian in passato, registrando un concept imperniato sui racconti di Tolkien, i Jag Panzer hanno anch’essi a loro volta optato per la medesima soluzione, buttandosi però sulla letteratura classica inglese. “Thane to the throne” è infatti improntato sulla tragedia del Macbeth di William Shakespeare: un opera che narra di un regicidio, dominata da atmosfere di dubbio e terrore, della schiavitù del delitto e del potere della natura. La rivisitazione del Macbeth potrebbe sembrare alquanto pretenziosa per i dotti, soprattutto per coloro che ritengono il metal un genere musicale “ignorante”(a torto). I Jag Panzer però non falliscono nel compito e arricchiscono l’opera dello scrittore di un più alto spessore emotivo. Qui la capacità tecnica musicale dei metallari americani è verificata per l’ennesima volta dalla potente voce di Harry Conklin e dalle chitarre di Broderick e Briody, sempre pronte per intessere riffs dalla grande tecnica, capaci di dare quel tocco di teatralità in più. Le canzoni come “Hell to pay” e “King at a price” sono indubbiamente gli episodi più metallici e power dell’intero disco, ma anche “Spectre of the past” non è da meno, nel suo caratteristico combinare di melodie di chitarra alla Iron Maiden. “Three voices of fate” è forse il pezzo più bello ed impressionante di tutto il disco: perfetto esempio di quando il teatro sposa la musica. L’epilogo finale è affidato a “Tragedy of macbeth”, dove ad accompagnare Coklin arrivano anche delle inquietanti voci femminili. Il precedente “The age of mastery” era stato indubbiamente un gran disco e “Thane to the throne” non può essere da meno.

(Andrea Paoli)
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