«GODSPEED THE SHAZAM - Shazam» la recensione di Rockol

Shazam - GODSPEED THE SHAZAM - la recensione

Recensione del 04 ago 2000

La recensione

Sorpresa, sorpresa e ancora sorpresa. Sarà che di questi Shazam ne sapevamo – onestamente – poco e niente, ma l’ascolto di “Godspeed...” ci ha lasciati piacevolmente impressionati. Si chiama power pop quel miscuglio di sonorità rock e intenzioni pop che rende le canzoni sufficientemente irsute per rientrare nella prima categoria (quella della musica rock) e al tempo stesso piacevolmente canticchiabili per essere contate di diritto nella seconda (quella della musica pop). Il gruppo di Hans Rotenberry – che firma in proprio praticamente tutto il materiale – suona canzoni che mescolano insieme tutto il DNA del pop rock inglese, a partire dai Beatles per arrivare ai Kinks, agli Who, ai Jam di Paul Weller e alla sua successiva produzione solista, a Marc Bolan, agli Oasis, ai Blur, regalando a questo album un piacevole profumo nostalgico e retrò. Ascoltate l’attacco dell’album, “Super tuesday”, ad esempio, e vi renderete conto di essere precipitati in qualche buco nero che vi porta dalle parti degli anni ’70 con grande convinzione e coerenza. La sequenza iniziale dell’album, a questo proposito, è indicativa, nel senso che fino alla sesta canzone non trovate una sola canzone che non sia magnifica e riuscita: “Sunshine tonight”, “The stranded stars”, ecc. sono davvero degli ottimi momenti per questo pop solare che alla fine non è poi così diffuso da trovarsi in circolazione tanto spesso. Secondo album per gli Shazam e una buona prova: rimane da vedere come in patria prenderanno questo genere di album, che potrebbero essere agevolmente classificati come una sorta di revival. Per quanto ci riguarda è un disco che vi consigliamo apertamente, se avete voglia di canticchiare qualcosa in macchina o in casa. “Power pop” o “Pop power”?
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