«RISING FOR SUNSET - Gene» la recensione di Rockol

Gene - RISING FOR SUNSET - la recensione

Recensione del 03 ago 2000

La recensione

Prodigi della tecnica: tre concerti al Troubadour di West Hollywood, L.A., giorni 31 maggio, 1 e 2 giugno 2000, trasmessi in webcast, e un album dal vivo a neanche un mese dall’avvenimento. E che album! La location americana non nuoce certo al gruppo che, essendosi sempre ispirato agli Smiths di Morrissey, sembra apprezzare non poco la dimensione losangelina dell’evento. Martin Rossiter strapazza il pubblico in modo pseudo-sadico, zittendolo quando applaude, oppure gratificandolo con uno spoccchioso “thank you, thank you, you’re good people...”, ma nella musica, fortunatamente, la formazione inglese non ha nessuna voglia di scherzare. I Gene sfoderano qui tutti i propri hits, a partire dai primissimi “For the dead” e “Be my light, be my guide”, anche se ampio risalto è dato alle canzoni del più recente album di studio del gruppo, “Revelations”. Due buoni inediti completano il quadretto e si tratta proprio della title-track “Rising for sunset” e della conclusiva “Somewhere in the world”. E’ l’occasione per fare anche il punto della situazione, sul gruppo di Watford, che con questo live inaugura anche un nuovo rapporto discografico – con la Contra – dopo la chiusura del precedente vincolo che lo legava sin dagli esordi alla Polydor, adesso semplice etichetta del gruppo Vivendi/Universal. “Rising for sunset” è un buon disco, fabbricato su melodie conturbanti e ‘inglesi’, sin troppo figlie della musica e della voce degli Smiths, influenza che non riesce a venir meno nemmeno dopo quattro album di studio. Musica sapientemente ‘chic’, ma dal vivo accessoriata anche della giusta carica e di un impasto ruvido che la mette al sicuro da eventuali accuse di mollezza. Ne è un esempio proprio la versione di “Be my light, be my guide”, decisamente potente. Certo, più il tempo passa e più quello dei Gene sembra uno splendido anacronismo musicale, ma del resto il bello di un universo – quello musicale – che sembra aver smarrito regole e consequenzialità logiche, è che ci sia ancora spazio per loro e per le loro struggenti ballad. Una citazione finale per le splendide foto losangeline che compongono il booklet, opera del fotografo Chris Floyd.
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