«CARAMBOLA - Augusto Enriquez» la recensione di Rockol

Augusto Enriquez - CARAMBOLA - la recensione

Recensione del 11 ago 2000

La recensione

Questo disco, come ci viene ampiamente spiegato nelle note che lo accompagnano, firmate da Gianni Minà (produttore dell’album), è una sorta di progetto se non di “archeologia” musicale, sicuramente di ricostruzione di suoni e ritmi che appartengono a un passato che, a lungo dimenticato, ultimamente è tornato agli onori delle classifiche. Ancora una volta, protagonista di queste esplorazioni è la musica di Cuba, e i musicisti cubani. Un po’ alla “Buena Vista Social Club”, esperimento che ha inaugurato un filone che continua a tener desto l’interesse degli appassionati di musica, il giovane Augusto Enriquez, già vocalist dei Moncada, è andato a ripescare la musica di un periodo preciso di Cuba, quello della mescolanza con i ritmi americani dello swing, gli anni Quaranta e Cinquanta per intenderci. Il periodo del mambo, ritmo che mescola il sound delle grandi orchestre alla Glenn Miller con le invenzioni musicali proprie dell’Isola. Un genere che impone una disciplina rigida a un vocalist, il cui “strumento” è chiamato a integrarsi con un intero complesso: non a caso il mambo si suona rigorosamente con un direttore. Sfruttando dunque il momento fortunato della musica latina, Augusto Enriquez si è messo a cercare brani di una tradizione che ha avuto sì fortuna ma, come sempre succede, è rimasta nel tempo nelle sue forme forse più semplici. E’ alla difficoltà e alla ricchezza del mambo originario che Augusto Enriquez guarda, registrando il suo album come si faceva una volta, con tutta l’orchestra in studio e in presa diretta, con i costi e i rischi di un’operazione simile. Con i microfoni di un tempo, con le partiture riscoperte e riproposte a cinquant’anni di distanza. Come quella della title-track “Carambola”, un piccolo gioiello nato da una collaborazione quasi per gioco tra Dizzie Gillespie e Mario Bauzà. Enriquez si confronta con coraggio – e con buoni risultati -con la musica di quelli che sono dei veri e propri mostri sacri della musica cubana, come Perez Prado e Beny Morè. Una musica cubana, la loro, lontana dalla rusticità, per esempio, dei boleri di Ibrahim Ferrer e che ci riporta a un’altra dimensione di Cuba, più luccicante e che strizza l’occhio all’America, com’è stato da sempre e come sempre sarà.
Tracklist
“Elige tu que canto yo”
"Maní picao"
"Inolvidable"
"Bonito y sabroso"
“Fidelidad”
“Deja que suba la marea”
“Los aretes de la luna”
“Pinar del rio”
“Aquellos ojos verdes”
“Santa Isabel de las Lajas”
"Me mira tiernamente"
“Mientras exista el mambo”
"Que te hace pensar"
"Carambola (version live)”
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.