«SITUATION DANGEROUS - Bozzio-Levin-Stevens» la recensione di Rockol

Bozzio-Levin-Stevens - SITUATION DANGEROUS - la recensione

Recensione del 02 ago 2000

La recensione

Terry Bozzio (batteria), Tony Levin (basso e stick), Steve Stevens (chitarra): l’unione fa la forza. Ma se l’unione avviene fra autentici titani della musica rock come questi, allora la forza potrebbe anche sfuggire di mano come ad un annebbiato Mike Tyson. A differenza del famoso pugile, però, i tre musicisti in questione hanno un cervello in grado di convogliare le loro energie in un ambito creativo. E’ fuori di dubbio che ci si trovi davanti ad un supertrio dalla tecnica eccezionale abitualmente tesa ad assecondare la creatività di personaggi tanto eclettici quanto esigenti come Peter Gabriel, i King Crimson o il compianto Frank Zappa. “Situation dangerous” è dunque un concentrato di stili, che attraversa trasversalmente almeno un paio di decadi nella storia del rock. A detta dello stesso Bozzio, questo album è meno improvvisato e più costruito rispetto al primo episodio della saga Bozzio Levin Stevens “Black light syndrome”. E’ comunque un disco eterogeneo, molto aperto, soggetto a continui cambi di ritmo e di umore, in cui le influenze dei singoli sono ben presenti nell’insieme, caratterizzato da brani mediamente lunghi e dalla consapevolezza che dietro ogni nota potrebbe esserci di tutto. L’apertura è Crimsoniana fino al midollo con gli oltre sei minuti e mezzo neo-hard-prog di “Dangerous”, che potrebbero tranquillamente far parte di uno degli ultimi lavori di Robert Fripp e soci. Si cambia radicalmente atmosfera con la seguente “Endless”, una delicata suite di dieci minuti che piacerebbe molto ad Al Di Meola e che non riesce a perdere dolcezza nemmeno quando le percussioni si fanno più pesanti o quando la chitarra si distorce, ma che diventa cinica nell’acida cavalcata finale di Stevens. “Crash” è un hard-rock che sfocia in una malata visione del blues. “Spiral” e “Tziganne” sono due colorati brani flamenco (il secondo con la chitarra di Marcus Nand), mentre “Melt” è un brano semiacustico guidato da un arpeggio di chitarra in fingerpicking. Anche “Tragic” è giocata tra delicati arpeggi di chitarra acustica ed esplosioni elettriche, aperture orientaleggianti e batteria in evidenza. “Lost” si apre con una melodia inquietante per poi passare attraverso cambi ritmici e inserti elettronici e trasformarsi ora in una cavalcata nel deserto del Sahara ora in una ballad elettrica. Su tutto aleggiano i fantasmi del progressive rock anni ’70 e i virtuosismi dei singoli, mai però fuori luogo e sempre perfettamente funzionali all’economia dell’insieme.

Tracklist
“Dangerous”
“Endless”
“Crash”
“Spiral”
“Melt”
“Tragic”
“Tziganne”
“Lost”

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