«VERTIGO - Billie Myers» la recensione di Rockol

Billie Myers - VERTIGO - la recensione

Recensione del 31 lug 2000

La recensione

Album denso, quello della Myers, nella serie di richiami musicali che ne caratterizzano lo stile, comunque pop-rock nella sostanza, e nella varietà di temi che la giovane interprete inglese, con una passato da aspirante poetessa che qui riemerge appieno, decide di affrontare nelle sue canzoni. Il denominatore comune dei brani di questo album è, sul fronte musicale, la voce potente e flessuosa insieme della Myers, quella che avevamo imparato a conoscere grazie al successo di "Kiss the rain" e che qui è messa alla prova su terreni interpretativi piuttosto vari. Perché con gli stili la Myers gioca, in questo album (su abile consiglio del produttore David Tyson) saltellando dal richiamo disco di "Am I here yet?", che riprende gli Hot Chocolate di "You sexy thing" - ma anche di "Flexible", che si ispira alle colonne sonore di James Bond - ai ritmi latin jazz di "Afraid of spiders", a quelli semplicemente latini di "Roll over Beethoven", a ballate come "Vertigo", "Without my consent" e "A room full of view" che spiegano il perché spesso la Myers sia stata paragonata a un'interprete come Tracy Chapman. Un fatto però è certo: manca il singolo d'impatto capace di ripetere il successo di "Kiss the rain". Manca, cioè, un brano che sia capace di sintetizzare al meglio la vena melodica della Myers, il suo lato più aspro e la sua capacità di scrivere testi con immagini essenziali ed evocative insieme (‘kiss the rain’ ne era un esempio). Si candida al ruolo di hit il brano "Should I call you Jesus" che però finisce per essere penalizzato da un testo un po' troppo ideologico, sulla tolleranza religiosa. Ma non è questo l'unico brano che si segnala quanto a impegno: "Flexible" - a sua volta caratterizzato da un ritornello azzeccato – nella sua presa in giro del modello di macho stile James Bond afferma il concetto che non importa se si sia maschi o femmine, bianchi o neri, quello che conta è ciò che un essere umano ha dentro. Ancora più duro il testo di "Bitter fruit", che nelle intenzioni della Myers vuole essere una sorta di "Strange fruit" moderno - una rivisitazione attuale del brano di denuncia contro il razzismo interpretato ai tempi da Bilie Holiday - per sottolineare come la discriminazione, forse più sottile, forse più complessa, continui ad esistere. E' evidente che Billie Myers è cresciuta come interprete e come autrice, ma al tempo stesso le sue canzoni sembrano avere a tratti perso di comunicativa, troppo cariche di messaggi e di significati importanti, molto meno poetiche, forse perché intenzionalmente più adulte. Anche se la Myers si ricava qualche parentesi di abbandono romantico nelle sue ballate d'amore, che continuano a essere piacevolmente “adolescenziali”.
Tracklist
“Am I here yet? (Returned to sender)”
“Should I call you Jesus?”
“Vertigo"
“Without my consent”
“Room full of view”
“Felxible”
“Where Romeo never dies”
“Never let them see you cry”
“Roll over Beethoven”
“Afraid of spiders”
“Bitter Furit (dead weight)”
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