Fino al 29 dicembre, ripubblichiamo le recensioni dei dischi candidati ai Rockol Awards 2023 nella categoria "Miglior album italiano": è possibile votare qua.
Qua invece le candidature per i migliori live.
Come ha raccontato durante la presentazione del disco, avvenuta alla Bocciofila Martesana di Milano, uno spazio in cui l’orologio sembra essersi fermato, era da tanto tempo che Francesco Guccini, 82 anni, aveva in testa l'idea di realizzare un album di cover. A dieci anni dal suo ultimo disco di inediti, “L’ultima Thule” del 2012, ha esaudito il suo desiderio pubblicando “Canzoni da intorto”, un’antologia di pezzi che il cantautore ha interpretato durante la sua vita e in alcuni momenti intimi di quotidianità, ha cantato per amici e parenti, a casa o in osteria. Pezzi di storia, ma anche pezzi di cuore a cui Guccini è legato perché gli ricordano i suoi affetti.
Il supervisore artistico musicale del progetto è stato Fabio Ilacqua, insieme a Stefano Giungato: i suoi arrangiamenti folk e in alcuni tratti balcanici riempiono le tracce, sostengono la voce dell’artista, che è un piacere poter riascoltare, soprattutto dopo aver dichiarato di voler smettere di fare concerti e scrivere canzoni. È questo l’aspetto più significativo di “Canzoni da intorto”: il disco è importante più per quello che rappresenta, ovvero il ritorno alla musica di un gigante della canzone d’autore, che per il risultato tecnico e musicale. “Nel disco ci sono tante lingue e dialetti, ma non li ho studiati, le canzoni le ho semplicemente cantate durante la mia vita e le ho fatte mie nel tempo”, ha spiegato il maestrone.
Ritmo incalzante, fisarmonica e percussioni: è con “Morti di Reggio Emilia” di Fausto Amodei, storica ballata popolare, tra riferimenti alla guerra e alla Resistenza, che Francesco Guccini sceglie di aprire le porte del suo nuovo progetto discografico. Il pezzo rievoca gli eventi tragici accaduti a Reggio Emilia il 7 luglio 1960, in occasione dei moti popolari contro il governo di Fernando Tambroni. Dalla scuola di Milano arriva “El me gatt” di Ivan Della Mea, mentre “Barun litrun” è un pezzo conservato nell’opera “I canti popolari del Piemonte” di Costantino Nigra. “Ma mi” di Fiorenzo Carpi De Resmini e Giorgio Strehler, interpretata anche da Jannacci, è entrata a far parte del repertorio tradizionale delle canzoni popolari milanesi e in quello della Resistenza. Con le parole in veneto polesano di Gigi Fossati, giornalista e poeta vicentino, Guccini inserisce anche “Tera e aqua” e con “Le nostre domande” di Franco Fortini e Margot Galante Garrone riavvolge il nastro ai tempi dell’università, quando una sua compagna di scuola gliela fece scoprire.
“Nel fosco fin del secolo” è un brano di tradizione popolare misterioso, non se ne conosce l’autore, “Greens Sleeves” invece è una celebre melodia di tradizione inglese. Scritta dal poeta Franco Fortini e dal musicista Fiorenzo Carpi, “Quella cosa in Lombardia” racconta di un amore fisico, mentre “Addio Lugano” è una famosa poesia anarchica, datata 1895, scritta da Pietro Gori nella settimana trascorsa in carcere. Chiude il progetto un brano storico scritto da Enzo Jannacci in dialetto milanese, “Sei minuti all’alba”; va notato che anche "Ma mi" e "Quella cosa in Lombardia" sono state cantate e incise anche da Enzo Jannacci. C’è anche una ghost track, “Sluga Naroda”, una canzone ucraina che ovviamente non può non rievocare la tragicità del conflitto attuale.
TRACKLIST
01. Per i morti di Reggio Emilia
02. El me gatt
03. Barun litrun
04. Ma mì
05. Tera e aqua
06. Le nostre domande
07. Nel fosco fin del secolo morente
08. Greensleeves
09. Quella cosa in Lombardia
10. Addio a Lugano
11. Sei minuti all'alba