«DAMON BRAMBLETT - Damon Bramblett» la recensione di Rockol

Damon Bramblett - DAMON BRAMBLETT - la recensione

Recensione del 24 lug 2000

La recensione

Col suo debutto, il giovane Bramblett potrebbe incontrare due tipi di problemi.
Il primo riguarda l’universo country, all’interno del quale è già identificato come “quello che sembra Johnny Cash”. Oltre ad affinità soprattutto vocali, il giovane Bramblett vanta una capacità non trascurabile di scrivere testi che danno una bella rinfrescata al tipico campionario country di “storie di uomini duri e sinceri”. Rinfrescata che non è quella di Faith Hill, Dixie Chicks o Garth Brooks, che celebrano il matrimonio tra le radici country e la fatuità del pop: il giovane Bramblett porta aria nuova riscoprendo il bello di prendere una chitarra in mano e scrivere canzoni sull’America. Che non vuol dire solo raccontare storie sentite dai vecchi sulla guerra (“Waiting for the mail”) o sull’alcoolismo (“Today I started drinking again”), ma anche fare piccola poesia ad esempio sul fatto che la stima per la luna è terribilmente diminuita, di pari passo con la voglia di sognare. “Nessuno vuole più andare sulla luna, quel grande uovo marcio, spazzatura del cielo. Tua madre ci ha fatto un viaggio quando non eri che un sorriso sulle sue labbra... Ma tutti quei film in bianco e nero, nessuno li guarda più: il drive-in è deserto. Del resto, perché fare un grande passo per il genere umano, quando devi conquistare la Terra?” (“Nobody wants to go to the moon anymore”). Insomma, oltre alla voce, c’è anche un autore - e un musicista che non ha paura di far viaggiare il suo feeling sulle note di un blues da localaccio (“Champagne, Il”) oltre che su quelle più ortodosse del country. E quindi, il paragone con Cash ci sta tutto - per quanto il rischio è che in questi tempi di clonazioni, la cosa lo penalizzi, tanto più che il suo stile rischia di essere bollato come “alternative country” per le frequenti oscillazioni verso l’hillbilly.
Il secondo problema, che probabilmente meno affligge il giovane Bramblett, riguarda la diffusione del suo stile musicale in Italia, dove si riscopre tutto meno che il country. Ogni tanto qualche artista supera a fatica la grande barriera levatasi nei confronti di tale genere negli ultimi 15 anni circa, ma si tratta di episodi isolati: ciò che viene prodotto tra Texas e Tennessee ha molte meno probabilità di ottenere l’attenzione del pubblico italiano di quanto non capiti per artisti senegalesi o indiani. Mentre nel Regno Unito e in molti paesi d’Europa, il country ha pieno diritto di circolazione, da noi la rapida associazione di questo importantissimo genere musicale (potrebbe bastare il nome di Elvis, ma spendiamo anche quelli di Dylan e Neil Young) con l’America più retriva ci fa temere una rara diffusione della musica del giovane Bramblett. Forse l’unica è cominciare a considerare a tutti gli effetti “world music” anche il country.

Tracklist:

“Tear him down”
“Heaven bound”
“Falling apart”
“Nobody wants to go to the moon anymore”
“Waiting for the mail”
“1000 hearts”
“Today I started drinking again”
“When I was blind”
“Champaign, Il.”
“Devil on your side”
“Wouldn’t have it any other way”
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