«THE HOUR OF THE BEWILDERBEAST - Badly Drawn Boy» la recensione di Rockol

Badly Drawn Boy - THE HOUR OF THE BEWILDERBEAST - la recensione

Recensione del 22 lug 2000

La recensione

Da uno degli artisti inglesi più chiacchierati degli ultimi mesi, finalmente, dopo una serie infinita di singoli, EP e collaborazioni, giunge l’album d’esordio. E diciamo subito, con piacere, che è un album che non delude le aspettative. “ The hour of the bewilderbeast” è un disco pieno di sorprese, ad iniziare dalla vena pop, folk e, in alcuni passaggi country, che porta Badly Drawn Boy curiosamente lontano da quelli che sembravano i presupposti gettati con i singoli e gli EP (si era presentato come cantautore dei nostri tempi che usa l’elettronica e l’hip hop). Questo non vuol dire che Damon (questo il suo vero nome) si sia dimenticato di essere cresciuto a Manchester (con tutto quello che ne consegue: un attaccamento naturale, se non chiaramente trasposto in musica, a generi come l’hip hop, il baggy degli Stone Roses, le sonorità dell’elettronica). E’ solo che, rispetto ai brani fin qui scritti, Damon sembra aver voluto spingersi verso l’idea di forma canzone. Molti infatti sono i passaggi propriamente pop. E il miracolo di questo disco sta proprio in questo avvicinamento alla formula pop, dentro alla quale però Badly Drawn Boy, in ogni istante, immette suoni, inventa soluzioni eclettiche, mai scontate, insomma, come direbbe Ridley Scott, tiene alta la tensione e l’interesse con una serie infinita di “punti di rottura”. Inoltre, nonostante ci si trovi di fatto di fronte a un songwriter, Damon Gough ha la propensione a dilatare i pezzi, a pensare a delle canzoni - in quasi tutti gli episodi di questa sostanziosa raccolta (18 brani, un numero bizzarro di canzoni per un artista “pop”) - dalla struttura aperta, mai definitiva. La bellezza e la particolarità di “The hour of the bewilderbeast” è tutta qui: in questo desiderio di scrivere pop song in versione low fi che non siano dictat fuggevoli, del “qui ed ora”, ma dolci, malinconici flussi di suoni e melodie incomplete che oggi, domani, tra dieci anni, saranno ancora attuali. Benvenuto Badly Drawn Boy. Benvenuto in un mondo pop ancora tutto da inventare.
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