E ci sono canzoni che sembrano appoggiate lì per caso, come "Second wind", che dici: che ci vuole, sono due note, e un colpo di bacchetta sul piatto e un giro facile facile di chitarra, ma pure ti resta in testa e ti affascina, e allora il trucco qual è? Forse il fatto che su questo disco suonano anche Sebastian Steinbergh dei Soul Coughing (basso), Pete Thomas (quello delle Elvis Costello's Attractions) alla batteria, assieme a Steve Slingeneyer (già nei Soulwax). Attenzione: non stiamo dicendo che "Down here" sia un capolavoro. Anzi è in un certo senso disturbante, anzi se avete mal di testa non vi consigliamo di ascoltarlo, anzi. Però è introspettivo, profondo, comunicativo a un tempo. Però se l'ascoltate con lo stato d'animo adatto (tipo, sdraiati su un letto a luci spente, fissando il soffitto, con un buon impianto) riuscirà a colpirvi. Eccome, se vi colpirà.
Tracy Bonham - DOWN HERE - la recensione
Recensione del 17 lug 2000
Questa donna assomiglia a Sheryl Crow, e - come Sheryl Crow - quando canta sembra stia facendo l'amore. Non prendeteci per pazzi, e andate ad ascoltare "Freed", il brano che apre l'album, che parte come una ballata di cento o mille anni fa e poi diventa un rock distorto e ammaliante. Non crediate che le vostre pene siano finite: dopo "Every good woman", che segue a "Freed" e vi lascia abbastanza tranquilli, arriva "You don't know", che se glielo lasciate fare vi massacrerà, specie se date retta alla Bonham quando sibila minacciosa "You say you know me/ But you don't know me/ And in no way am I a mistery". Questa è una che suona forte, che ha imparato a usare il violino prima che la voce, e ce lo fa sentire qua e là nel disco; che poi si è messa in mente di suonare anche la chitarra, e lo fa meglio della media; che sa usare pure il pianoforte, e poi canta, e compone, e sembra che non faccia nessuno sforzo, in nessuna di queste azioni.
E ci sono canzoni che sembrano appoggiate lì per caso, come "Second wind", che dici: che ci vuole, sono due note, e un colpo di bacchetta sul piatto e un giro facile facile di chitarra, ma pure ti resta in testa e ti affascina, e allora il trucco qual è? Forse il fatto che su questo disco suonano anche Sebastian Steinbergh dei Soul Coughing (basso), Pete Thomas (quello delle Elvis Costello's Attractions) alla batteria, assieme a Steve Slingeneyer (già nei Soulwax). Attenzione: non stiamo dicendo che "Down here" sia un capolavoro. Anzi è in un certo senso disturbante, anzi se avete mal di testa non vi consigliamo di ascoltarlo, anzi. Però è introspettivo, profondo, comunicativo a un tempo. Però se l'ascoltate con lo stato d'animo adatto (tipo, sdraiati su un letto a luci spente, fissando il soffitto, con un buon impianto) riuscirà a colpirvi. Eccome, se vi colpirà.
E ci sono canzoni che sembrano appoggiate lì per caso, come "Second wind", che dici: che ci vuole, sono due note, e un colpo di bacchetta sul piatto e un giro facile facile di chitarra, ma pure ti resta in testa e ti affascina, e allora il trucco qual è? Forse il fatto che su questo disco suonano anche Sebastian Steinbergh dei Soul Coughing (basso), Pete Thomas (quello delle Elvis Costello's Attractions) alla batteria, assieme a Steve Slingeneyer (già nei Soulwax). Attenzione: non stiamo dicendo che "Down here" sia un capolavoro. Anzi è in un certo senso disturbante, anzi se avete mal di testa non vi consigliamo di ascoltarlo, anzi. Però è introspettivo, profondo, comunicativo a un tempo. Però se l'ascoltate con lo stato d'animo adatto (tipo, sdraiati su un letto a luci spente, fissando il soffitto, con un buon impianto) riuscirà a colpirvi. Eccome, se vi colpirà.
Tracklist
01. Freed
02. Behind every good woman
03. You don't know me
04. Fake it
05. Cold day in hell
06. Jumping bean
07. Oasis hotel
08. Second wind
09. Thumbelina
10. Meathook
11. You can't always not get what you don't want
12. Give us something to feel.