«ANTOLOGIA. - Madredeus» la recensione di Rockol

Madredeus - ANTOLOGIA. - la recensione

Recensione del 18 lug 2000

La recensione

17 canzoni, di cui due inedite (“Oxalá”, “As brumas do futuro”) e una in versione ‘alternate’ (“O paraiso”), per celebrare la carriera del più popolare ensemble portoghese del momento. Il gruppo di Teresa Salgueiro e Pedro Ayres aveva salpato le ancore nel 1987, quando pubblicò il suo primo lavoro, “Os dias da Madredeus”, colpendo il cuore e l’immaginazione del pubblico portoghese, che vedeva nei Madredeus uno strano connubio tra contemporaneità e tradizione da far risalire alle note dolenti del fado, da sempre la musica portoghese per eccellenza. Da allora sono trascorsi quasi 10 anni prima che il mondo si accorgesse di loro sulla scia di un film di Wim Wenders intitolato “Lisbon story”, una storia di cinema che si è a poco a poco trasformata in un ritratto personale e dedicato della band di Lisbona. ci sono momenti, di quel film, che è impossibile dimenticare, così come lo sono le composizioni che di quella colonna sonora fanno parte. Dopo “Ainda” la formazione subisce una parziale ridefinizione, con l’uscita di un paio di componenti originali e l’arrivo dei relativi sostituti, ma all’interno di questa antologia, compilata attingendo dai cinque album di studio – compreso il più recente “O paraiso”, inciso dalla nuova formazione – non troverete alcuno sbalzo tra la produzione più data del gruppo e la più recente. La band è rimasta legata alla propria musica, alleggerendone forse soltanto un poco le derivazioni tradizionali in favore di atmosfere maggiormente delicate. Ne è una dimostrazione uno dei due brani inediti, “Oxalá”, in assoluto una delle composizioni più recenti e indicative della band, sorretta da una chitarra classica pizzicata e da una Teresa Salgueiro mai così dolce nel canto. I Madredeus sono un mondo, prima ancora che un gruppo musicale, come bene aveva intuito Wenders e messo a fuoco nel suo film: e quindi un album come questo farà breccia in quanti amano lasciarsi viaggiare sul filo della suggestione, oltre ad essere un efficace reminder del lavoro di scrittura esercitato dal gruppo in questo decennio e passa di attività. Non è un gruppo banale, quello dei Madredeus, e diverse volte ha cercato di proteggersi dal frastuono derivante dalla popolarità defilandosi dalle scene per un po’. Probabilmente questa antologia, oltre ad essere presentata in tour, serve alla band anche per riprendere fiato dopo una stagione lunga e faticosa, densa di impegni, e a scrivere le canzoni che andranno a finire sul prossimo album del gruppo. Per il momento non perdetevi gemme come “O pastor”, “Haja o que houver”, “Guitarra”, “Tejo” e, se avete fatto altri progetti per l’estate, tenete duro mentre ascoltate questo album, specialmente se lo fate al tramonto: potreste trovarvi, come il protagonista di “Lisbon Story”, a salire in una macchina sgangherata con cartina stradale al fianco e procedere in direzione Portogallo.
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