Sebbene la carriera di Daniel Caesar sia stata relativamente breve, il cantante di Toronto ha già vinto un Grammy e ha fatto parte di uno dei singoli di più grande successo nella storia del pop contemporaneo (“Peaches” con Justin Bieber e Giveon).
“NEVER ENOUGH” è il suo terzo disco che segue di quattro anni “CASE STUDY 01” che arrivò dopo l'esordio fulminante di “Freudian” del 2017. In questo disco oltre ad essere il co-autore delle canzoni, Caesar figura anche come produttore.
Un genere normalizzato
C'è stato un periodo alla fine degli anni dieci in cui l'r&b americano correva come un treno. Da Frank Ocean a Beyoncé, da James Blake a Blood Orange, ogni disco rappresentava un'evoluzione del genere, contaminato da mille altre influenze. Così alla fine anche in un panorama pop più allargato, l'r&b mescolato al hip-hop, all'elettronica, alla dance al pop e al soft rock, risultava il genere più innovativo e interessante del momento
Poi evidentemente questa fase è rallentata – e non è un caso che personaggi come i citati Frank Ocean, Beyoncé o Blood Orange abbiamo notevolmente ridotto le loro produzioni: il genere ha quindi un po' perso la sua forza propulsiva e rivoluzionaria degli scorsi anni, e gli artisti si “limitano” (si fa per dire) a produrre solo buoni dischi e hits.
“Never Enough” di Daniel Caesar si pone in questo contesto. Si tratta di un'eccellente raccolta di 15 canzoni emo-soul, un r&b intimo in cui Caesar racconta di amore, perdita e fede, come nei precedenti dischi, da cui verranno estratti parecchi singoli di meritato successo oltre ai tre che hanno preceduto l'uscita del disco. L'impressione però è che, nonostante Caesar provi qua e là a cambiare direzione, “Never enough” sia un ottimo disco di r&b ma “normalizzato”, senza cioè quel carattere di rivoluzione e di sorpresa che si respirava solo pochi anni fa ascoltando un disco di r&b. Se risentiamo “Blond” di Frank Ocean o “Negro Swan” di Blood Orange, ci sembrano dischi del futuro.
Le canzoni
Non fraintendetemi. Daniel Caesar è un eccellente autore e interprete (ora anche produttore) e dentro questo “Never Enough” ci sono ottime canzoni che si ascoltano molto volentieri. “Ocho rios” è un bellissima apertura che passa dal falsetto ai registri più bassi con la canzone che deflagra in un rock ballad; “Always” e “Toronto 2014” (con Mustafa) hanno lo stesso tocco melodico di “Best part”, la canzone che insieme a H.E.R. gli fece vincere il Grammy Award nel 2019; “Disillused” con Serpentwithfeet è un pezzo dal gran groove che porta Caesar in un nuova direzione. Per non parlare dei tre singoli - “Do You Like Me?”, “Let Me Go” e “Valentina” - che abbiamo già avuto modo di godere in questi mesi addietro.
Insomma, Caesar è bravo ma forse, parafrasando il titolo di questo suo lavoro, non è ancora abbastanza per costruire il suo gran disco.