«MI BASTA IL PARADISO - Paola Turci» la recensione di Rockol

Paola Turci - MI BASTA IL PARADISO - la recensione

Recensione del 10 lug 2000

La recensione

Una sola avvertenza: quella che vedete in foto non è la copertina vera, ma una ‘alternate version’ scaricabile dal sito www.paolaturci.net: l’abbiamo scelta perché un po’ più allegra della versione finita nei negozi, e comunque ce ne sono sei a disposizione. Detto ciò, parliamo del disco.
Con “Mi basta il paradiso” il processo di riconversione di Paola Turci si completa e stabilizza il quadro d’insieme, che ha visto l’ex-cantautrice romana ‘mutare’ in una valida interprete di pop-rock mediamente sofisticato, capace di urlare senza graffiare, appoggiato a qualche griffe di primo piano ( in questo album: Faith Hill, Texas, Rod Stewart, David Baerwald, Pogues, Richard Marx), e a uno staff di autori che scrive ad hoc per lei. Se il precedente album, “Oltre le nuvole”, aveva già dato ragione alla modifica di itinerario, probabilmente suggerita dalla sua casa discografica, portandola a vendere una considerevole cifra di album per la prima volta nella sua carriera (intorno alle 100mila copie), sul versante artistico questo album è ancora migliore. Anzitutto, perché laddove in “Oltre le nuvole” erano cover di brani molto famosi – quasi tutti residuati degli anni ’80 in quanto a estetica musicale – a farla da padrone, con l’ovvia “sindrome da paragone” che subito assorbe la mente dell’ascoltatore, qui tranne in un paio di occasioni ci troviamo di fronte a canzoni già sentite ma facilmente camuffabili in qualcosa di nuovo grazie ai testi in italiano. E’ una scelta solo apparentemente di basso profilo ma in realtà molto intelligente, perché permette alla Turci di cucirsi addosso una identità tutta sua partendo da canzoni non sue. Le cover sono ben 6 sulle 11 canzoni che compongono il progetto, e nelle altre 5 la firma di Paola si presenta solo due volte: nella bella “Sabbia bagnata”, composta a due mani con Carmen Consoli (ma cantata da sola), e nella conclusiva “Non dirmi tutto”, di certo non uno dei momenti memorabili dell’album. Per il resto "Mi basta il paradiso" si avvale di un collaudato team di autori (Casini, Righi, Nascimbeni, Gaspari) che ha buon gioco nel fornirle canzoni che mantengano caratteristiche di poca appariscenza e compattezza stilistica. E proprio questo, forse, è un altro motivo di pregio: la Turci (o chi per lei) probabilmente deve essersi accorta che scrivere non è proprio il suo forte (il suo ultimo album di inediti scritti o comunque firmati in buona parte da lei risale quanto meno a 5 anni fa, se non di più) e ha deciso, in buona sostanza, di lasciare perdere o quasi, e di girare il carico delle composizioni ad altri. Al di là delle due canzoni firmate, quindi, in “Mi basta il paradiso” Paola canta e basta. E lo fa, dopo oltre 10 anni di carriera, con una buona dose di mestiere e di personalità, cosa che ormai rende riconoscibili le sue canzoni alla radio sin dalle prime note. “Mi basta il paradiso” è un album che le spiana la strada, in questo senso, nonostante qualche momento di fiacca interna: non è ancora il salto di categoria, ma si sa, la generazione dei trentenni di oggi matura con calma.
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