«THE BEST OF BOB DYLAN VOLUME 2 - Bob Dylan» la recensione di Rockol

Bob Dylan - THE BEST OF BOB DYLAN VOLUME 2 - la recensione

Recensione del 02 lug 2000

La recensione

Ricordo che il primo volume di questo ‘best of’ uscì qualche anno fa, in concomitanza con lo ‘scioppone’ che teneva Dylan sospeso tra la vita e la morte, e quindi niente mi ha mai tolto dalla mente che si trattasse di una compilation uscita o per battere cassa casomai il menestrello di Duluth ci avesse lasciato le penne, o per celebrarne l’ennesima rinascita, in questo caso più fisica che artistica. Ragion per cui non ho molta voglia di scodinzolare a questo secondo volume della suddetta compilazione, tanto più che in giro ci sono già i tre volumi del greatest hits che rappresentano assai meglio la carriera di Dylan nel suo svolgersi. Di un quarto volume con le ultime cose ci sarebbe casomai bisogno, e non di questa raccoltina che sparacchia a casaccio le solite “I want you”, “A hard rain’s gonna fall”, “Subterrean homesick blues”, – inizio addirittura ad odiarla, per quante volte l’ho sentita – e che cerca di agganciarsi in qualche modo al ritorno di popolarità di Dylan grazie al film sul pugile Hurricane ospitando in scaletta l’omonima canzone. Il triste è che suddetta raccoltina è ufficializzata dalla presenza di un paio di rarità come l’inedito “Things have changed” – ma se la memoria non mi inganna il brano faceva già parte di una colonna sonora uscita qualche tempo fa, "The wonder boys" – e l’outtake “Dignity” – anche questo in qualche modo già edito, visto che è presente sia sull'unplugged di Dylan in versione live che sul terzo volume del suo greatest hits uscito in precedenza – che lasciano intuire in qualche modo un tacito benestare da parte del simpatico Dylan. Il quale ci regala, in apposito Cd bonus, anche un paio di belle live versions di “Highlands” e “Blowin’ in the wind”, aggiungendo ulteriore valore ad un’operazione che, altrimenti, ne avrebbe ben poco. “Caro lei, gli affari sono affari, bisis is bisis”, diceva d’altra parte Totò, per cui provare a venderla, da parte dell’etichetta, è lecito: da parte nostra però si può sempre dire, citando ancora Totò, “Non ti piace? E tu non la guardare!”, per cui basta girarsi dall’altro lato e fare finta di niente, magari spostando lo sguardo sui tre volumi di greatest hits suddetti, oppure su due cofanetti a loro modo ugualmente importanti e rappresentativi, come “Biograph” e “The bootleg series”. Come vedete non c’è che l’imbarazzo della scelta, e un campione del calibro di Dylan non merita un trattamento stiracchiato come quello offerto in questo Cd, a meno che delle canzoni elencate qua sotto non ne conosciate quasi nessuna. In tal caso, tanto di cappello, ma toglietemi una curiosità: dove siete stati fino ad oggi?
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