«RIDING WITH THE KING - Eric Clapton & B.B. King» la recensione di Rockol

Eric Clapton & B.B. King - RIDING WITH THE KING - la recensione

Recensione del 03 lug 2000

La recensione

Eric Clapton ha sempre riconosciuto in B.B. King uno dei suoi modelli ed ha spesso espresso il desiderio di fare un album con lui, e ora l’evento è finalmente maturato: “Riding with the king” è il tributo che Clapton porge a King con il contributo di B.B. stesso. Questi grandi incontri corrono il rischio, talvolta, di deludere le aspettative ma in questo caso non è così, visto che questo è un ottimo album di blues, suonato ed interpretato con classe tanto dai due protagonisti quanto dalla eccellente band che li accompagna. I due grandi bluesmen sono accompagnati da un gruppo praticamente perfetto: Andy Fairweather Low e Doyle Bramhall II alle chitarre, Nathan East al basso, Steve Gadd alla batteria, Tim Carmon e Joe Sample alle tastiere, Susannah e Wendy Melvoin (Wendy e Lisa, ricordate?) come coriste sono quanto di meglio per qualità ed esperienza. La grande consistenza della band consente a Eric e B.B. di concentrarsi al meglio sui blues sia dal punto di vista vocale che chitarristico, ne scaturisce naturalmente un album registrato in una atmosfera di grande rilassatezza; Eric e B.B. si esibiscono in grandi assoli ed in buonissime performances vocali, i 12 brani si susseguono e passa più di un’ora senza fatica o noia. Dicevamo del tributo di Clapton a King, la dimostrazione di questa intenzione sta non solo nel titolo ma anche e soprattutto nella scelta dei pezzi che compongono quest’album: la maggioranza fa parte del reportorio di B.B. a cominciare dal suo primo grande successo “Three o’clock blues” qui impreziosito da un Clapton in grande evidenza, analogo discorso vale per “Ten long years” e “When my heart beats like a hammer” che rappresentano quanto di meglio della carriera di King. Una menzione particolare merita “Key to the highway”, un blues degli anni ’30 di Big Bill Broonzy, qui eseguito in una ottima versione acustica e che, insieme a “Worried life blues” di Maceo Merriweather (bellissimo anch’esso), rappresenta l’unica “concessione” al repertorio di Clapton: ricordiamo una lunghissima versione di “Key to the highway” ai tempi di Derek and the Dominos, quelli di “Layla” per intenderci. Sempre dal patrimonio di B.B. escono “Help the poor”, un vecchio brano di Charles Singleton, particolarmente caro a King e qui eseguita con l’aggiunta dell’ospite Jimmie Vaughan e lo swing di “Days of old”. Un’altra nota di merito va attribuita alla canzone che da il titolo all’album, si tratta di una composizione di John Hiatt del 1980, eseguita a due voci da EC e BB, che si trasforma con lo scorrere dei minuti in un caldo r&b sostenuto egregiamente dai cori delle sorelle Melvoin. Tutto perfetto dunque? Purtroppo no, le due composizioni di D.Bramhall II “Marry you” e soprattutto “I wanna be” risultano parzialmente fuori stile e un po’ carenti dal punto di vista interpretativo; non convince del tutto “Come rain or come shine” troppo vicina stilisticamente agli “slow” di Ray Charles ed è appannata e priva della grinta originale la storica “Hold on i’m coming” di Sam & Dave. “Riding with the king” è, concludendo, una prova con alcuni lampi di classe straordinari che confermano lo stile di King e la classe di Clapton quando suona il blues; rimane la curiosità, insoddisfatta, di sentire cosa avrebbero potuto comporre insieme due musicisti di tale calibro.
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