«WHITNEY - THE GREATEST HITS - Whitney Houston» la recensione di Rockol

Whitney Houston - WHITNEY - THE GREATEST HITS - la recensione

Recensione del 28 giu 2000

La recensione

A quindici anni dal suo esordio discografico del 1985, Whitney Houston pubblica un doppio CD contenente tutti (o quasi) i suoi successi, una bella manciata di hit milionari che hanno fatto dell’artista una delle donne più ricche e di maggior successo nella storia della musica. La copertina del disco furbamente ritrae la cantante-diva impegnata ad apporre alle pareti di una stanza una serie imprecisata di dischi di platino, quasi a voler sottolineare il suo status di regina delle chart. Ascoltando questa compilazione non si può in effetti non rimanere colpiti dalla quantità di hit che la giovane e virtuosa interprete ha piazzato nelle classifiche di tutto il mondo in questi anni. Il primo dei due CD è intitolato “Cool down” perché in esso sono raccolti 18 brani - in gran parte ballad - estratti sia dai suoi album ufficiali che dalle colonne sonore dei suoi tre film. Brani strafamosi come “Saving all my lave for you”, “Greatest love of all”, “I will always love you”, veri classici della cantante, affiancati ad altri meno popolari ma non per questo meno incisivi. Tra le rarità è stata opportunamente inserita “One moment in time”, inno delle olimpiadi di Seul del 1988 e il duetto con Jermaine Jackson “If you say my eyes are beautiful” che uscì solo sull’album “Precious moments” di Jackson, manca invece “The star spangled banner”, eseguita alla finale del Super Bowl nel 1991 e presente nella versione USA del CD. Due le canzoni nuove, “Same script, different cast”, duetto con la bravissima Deborah Cox e una versione remix di “Could I have this kiss forever” (metro mix), duetto con Enrique Iglesias, già pubblicato nel suo ultimo album. Grave mancanza per chi scrive, l’assenza in questo primo CD di ballad, del brano “Memories” che Whitney Houston incise nell’82 insieme ai Material di Bill Laswell per l’album “One down”, una fantastica performance di una allora promettente e sconosciuta debuttante insieme ad un gigante del jazz, il sassofonista Archie Shepp. Troppo colto per apparire in un disco pop a largo consumo? Il secondo disco, intitolato “Throw down”, contiene altre 17 canzoni del repertorio R&B della Houston, alcune in versioni remix adattate per il dance floor. Non mancano anche qui le curiosità, come la nuova versione di “If i told you that” prodotta da Rodney Jerkins, re-inciso in duetto con George Michael e l’interessante “Fine”, scritta e prodotta dai sempre più bravi Raphael Saadiq e Q-Tip. I vari remix proposti sono stati per ovvie ragioni tagliati a pochi minuti (vedi sotto la lista completa dei brani e relative versioni), chi però li volesse a tutti i costi in versione “intera” può cercare il costoso cofanetto in edizione limitata contenente 4 mix in vinile (7 canzoni, otto versioni). L’idea di inserire i remix è sicuramente interessante, anche perché queste versioni non sono quasi mai pubblicate su album, tuttavia non è detto che gran parte dei fan abbia interesse verso questo tipo di repertorio. Un’ultima segnalazione riguarda l’uscita di questo “Greatest hits” anche in formato video VHS e DVD, con gran parte dei clip dell’artista assemblati insieme a performance live e apparizioni varie. In definitiva una doppia antologia adatta soprattutto ai fan accaniti, ma non meno interessante per chi non ha nulla dell’artista (sempre che venga digerito l’onere del doppio CD). Sul piano artistico in fondo c’è poco da dire che non sia stato già detto sulla Houston: tanto talento, una voce “spaziale” e un repertorio a volte inadeguato, scritto a tavolino per le chart. A quando un disco “serio”?
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