Black Thought & Danger Mouse: un disco di classic hip-hop

Un progetto su cui i due artisti lavoravano da anni. Belle basi, gran rime rappate e tanti ospiti.

Recensione del 22 ago 2022 a cura di Michele Boroni

Voto 8/10

Questo disco può essere un doppia sorpresa per una buona parte del pubblico. 
Infatti chi ha conosciuto Danger Mouse (all'anagrafe Brian Joseph Burton) come produttore di artisti come The Black Keys, Beck, Adele, nonché coni membro dei Gnarls Barkley e Broken Bells, probabilmente non sa che i suoi esordi sono tutti concentrati sull'hip-hop con dischi come "Ghetto Pop Life" e "The Grey Album" (in cui mescolava la voce di Jay-Z di "The Black Album" con le parti strumentali "L'album Bianco" dei Beatles (aka L'album bianco) nei primi anni zero. E probabilmente in molti non si erano mai resi conto della capacità sopraffina di scrivere e snocciolare rime che ha Black Thought (vero nome Tariq Trotter), MC dei The Roots, band forse troppo concentrata sulla parte musicale orchestrata da Questlove per dare il giusto risalto e forse è uno dei rapper più sottovalutati della scena. 
In realtà i due - Danger Mouse e Black Thought – iniziarono quindici anni fa a scrivere insieme, poi gli impegni di entrambi misero questo lavoro in secondo piano. Nel 2017 hanno ripreso a lavorare e il risultato è finalmente questo “Cheat Codes” che è un ritorno all'hip-hop fatto in coppia, il dj di pregio e l'mc, tipo Eric B & Rakim o i Gangstarr formati da DJ Premier e Guru. 

Le canzoni 

"Cheat Codes” è una raccolta di dodici canzoni tutte di ottima fattura e qualità, sia per quanto riguarda le basi sia per le liriche. 
Danger Mouse tira fuori una serie di sample dal suo vasto catalogo: tra i più riconoscibili c'è la ballad “Love without sex” di Gwen McCrae dentro “Sometimes” che si intreccia perfettamente con il rap di Black Thought. E poi ci sono strumentali come quelli di “No Gold theeth” o “Close to Famous” tipicissimi del produttore americano, dallo stile cinematografico  che sembrano fatti apposta per posarci sopra le rime. 
E sono proprio queste il vero punto di forza di questo disco. 
Non c'è un concetto principale che emerge dal disco, ma sono tutte riflessioni dell'MC dei Roots sulle cose che lo circondano: la title track ad esempio racconta esplora concetti come il “glass ceiling” che impedisce agli afroamericani di fare qualsiasi progresso sociale. Nel disco ci sono vari featuring: da quelli tipicamente cantati come Michael Kiwanuka (“Aquamarine”) e Kid Sister (“The Darker Star”) per le canzoni-canzoni del disco. Ma poi ci sono anche tanti altri rapper, dai più noti come A$AP Rocky e Run The Jewels (in “Strangers”), ad altri emergenti come Joey Bada$$, Russ e Dylan Cartlidge, fino ad altri recentemente scomparsi come MF Doom con il suo tono baritono roco con cui lo stesso Danger Mouse stava iniziando a realizzare un disco. 

It's Classic Hip-Hop

Così come da decenni abbiamo a che fare con dischi di classic rock realizzati con passione e grande professionalità, pur stando lontani dal revival, o dischi di classic soul registrati oggi ma sempre estremamente contemporanei, questo è uno dei primi casi di lavori di classic hip-hop, che pur non offrendo niente di particolarmente nuovo, è un disco piacevolissimo e più che consigliabile.

Tracklist

01. Sometimes (02:10)
02. Cheat Codes (02:14)
03. The Darkest Part (feat. Raekwon and Kid Sister) (03:44)
04. No Gold Teeth (02:33)
05. Because (feat. Joey Bada$$, Russ, and Dylan Cartlidge) (04:41)
06. Belize (feat. MF DOOM) (03:54)
07. Aquamarine (feat. Michael Kiwanuka) (03:58)
08. Identical Deaths (02:41)
09. Strangers (feat. A$AP Rocky and Run The Jewels) (04:08)
10. Close to Famous (02:28)
11. Saltwater (feat. Conway the Machine) (03:22)
12. Violas and Lupitas (02:21)

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