«L'UOMO CHE VOLA - Enrico Ruggeri» la recensione di Rockol

Enrico Ruggeri - L'UOMO CHE VOLA - la recensione

Recensione del 19 giu 2000

La recensione

Si direbbe che l'Enrico abbia voluto metterci un po' di tutto, in questo disco. Che in effetti segue a un lungo periodo di silenzio: dopo "Domani è un altro giorno" (1997), l'unica altra pubblicazione del Nostro è stata "L'isola dei tesori" (1999), in cui però gli inediti erano solo tre. Così, avrà pensato l'Enrico, perché lesinare sul numero dei brani? In un mondo in cui un album ormai contiene dodici, massimo quattordici brani, lui ce ne ha sparati ben diciassette. E non basta: gli ultimi sette sono pensati, e composti, e suonati, per formare una vera e propria suite. Su un tema da niente come quello dei peccati capitali. Già, perché l'Enrico ultimamente si è detto stufo del mondo che lo circonda, della tv, del doversi giustificare davanti al figlio preadolescente che gli fa una gran quantità di domande. E allora, ha pensato di mettere assieme questo curioso impianto - un disco "normale" che si chiude al decimo brano, poi il grazioso pastone delle "sette sorelle" - per raccontare tutto (o quasi tutto) quello che aveva in mente.
Va detto: dell'intero l'album, la suite finale secondo noi è proprio la parte più riuscita. Perché i brani non sono mai tirati in lungo, ma anzi compressi attorno alla difficile durata dei due minuti, che costringerebbe qualunque musicista (e Enrico non fa eccezione) a dire, in una canzone, solo l'essenziale. Così, tra "Gola", "Invidia" e in generale girellando da un peccato all'altro spuntano delle vere chicche. Chapeau.
Per quello che riguarda il resto, ne "L'uomo che vola" - come spesso succede - ci sono canzoni riuscite e altre meno. Il primo singolo, "Gimondi e il cannibale", racconta la bella storia di un ciclista, ma musicalmente è un po' troppo lento per essere realmente incisivo. E Ruggeri continua a dare il meglio di sé nei "suoi" pezzi veloci, alla "Peter Pan" per intenderci: così, funziona molto bene quando è brioso ("L'uomo che vola"), un po' meno quando va piano ("Nino no", che pure è una bella storia, quella di un padre e di suo figlio, autobiografica...). Insomma, si conferma un autore di prima categoria, capace di raccontare in musica storie credibili, se non vere; capace di ironia, e di divertire gli altri (quando si diverte lui: come in "Autocritica", garbata presa in giro del regime comunista). Solo di una cosa lo avvertiamo: stia attento a non diventare, anche lui, retorico. Ce ne sono già fin troppi, di cantanti tutti chiacchiere e distintivo.

TRACKLIST

01. Sipario
04. Nino no
13. Gola
14. Avarizia
15. Invidia
16. Ira
17. Lussuria
18. Superbia
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