Nits - WOOL - la recensione

Recensione del 29 giu 2000

Nits? Chi sono costoro? Non si è mai particolarmente contenti quando ci si trova di fronte alla propria colpevole disinformazione. Soprattutto quando il nome in questione risulta essere un gruppo danese in attività da più di vent’anni, per giunta con una nutrita discografia alle spalle. Comunque sia, “Wool” è un buon disco di pop orchestrale, suadente e malinconico, con più di una canzone eccellente. Su tutte, “Walking with Maria”, lenta ballata con un arrangiamento dichiaratamente ispirato a Henry Mancini, che riassume bene le caratteristiche fondamentali dell’album. Meno riusciti sono brani come “Crime & punishment” e “Frog”, che servono a introdurre qualche elemento di varietà in più, con un riff orientaleggiante nel primo caso, e un andamento danzereccio nel secondo. Sono funzionali allo scopo, ma alla fine sono i punti più deboli del lavoro. Meglio puntare su “Ivory boy”, sui toni quasi fiabeschi di “Seven green parrots” su “The angel of happy hour”, che fa pensare una mutazione dei Blue Nile, più spoglia ed essenziale, o sulla delicata “Jazz bon temps”. Il fatto che la masterizzazione dell’album sia avvenuta a Londra, nei celeberrimi studi di Abbey Road, offre l¹occasione all’estensore delle note di presentazione (per la cronaca, Seppo Pietikäinen... la sensazione di irrimediabile ignoranza aumenta) per evocare lo spirito dei Beatles, abituali frequentatori di quelle stanze. Ma i quattro di Liverpool non c¹entrano granché con “Wool”, anche se il legame viene buttato lì in nome di una concezione progressista della canzone pop, vista come mezzo per raggiungere nuove mete più che come triste assemblaggio di componenti già noti e immediatamente riconoscibili. Diamogliela per buona, quindi. resta solo una curiosità da soddisfare: come saranno gli album precedenti del gruppo?

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