Esce il primo album di Laura Izibor: è nata una stella?

E’ finalmente pronto, dopo una lunga lavorazione e parecchi rinvii, “Let the truth be told”, album di debutto della ventenne dublinese Laura Izibor. Nonostante Laura sia ancora poco conosciuta, per il disco ci sono già buone aspettative e c’è chi dice che sia nata una stella. Pochi mesi fa la cantautrice, madre irlandese e padre nigeriano, ha vissuto un’esperienza davvero forte: lei, dai media del suo Paese già definita “reginetta del soul” nonostante la giovane età, si è trovata ad “aprire” per la Queen of Soul, Aretha Franklin. Del disco, di Aretha e di altre cose Rockol ha chiacchierato con Laura nel backstage di un locale milanese.

-Rockol: “Ci spieghi come mai hai avuto bisogno di ben quattro anni per mettere assieme il tuo primo album?”
-Laura Izibor: “La verità è che non ho lavorato come una matta sul disco per tutti e quattro gli anni. La verità è che mi hanno messa sotto contratto quattro anni fa, poi, dopo due anni, l’uomo che mi aveva portato in quella etichetta se ne è andato e così è ricominciato tutto daccapo. Insomma è stato un casino. Due anni di lavoro, diciamo, e poi altri due anni di contratti e per rinegoziare tutto”.
R.: -“L’album quando esce, esattamente?”
-L.I.: -“In America il 5 maggio, quindi in Europa in generale il 4 ma mi dicono che qui in Italia dovreste averlo già il 24 aprile”.
-R.: “Cosa farai se ‘Let the truth be told’ entrerà in qualche Top 10? E cosa farai se ciò non dovesse accadere?”
L.I.: - “Non ci penso. Sinceramente non sono ossessionata da questa cosa delle classifiche, non è che mi metto lì a pensare ‘Oh Dio, speriamo che entri in chart’. In questo momento per me contano di più i miei fan. Se va bene, bene, se va meno bene, ecco, non mi ammazzo. Ho passato così tanto tempo sopra questo disco che adesso ho giusto voglia di farlo ascoltare alla gente”.

R.: -“Quando pensi di poter fare il tuo primo tour da headliner?”
-L.I.: -“In Gran Bretagna già in maggio. So che tornerò in Italia, in promozione, alla fine di maggio. Poi spero di poter essere inclusa in qualche festival estivo, mi piacerebbe molto”.
R.: -“In Italia per un certo periodo si è parlato parecchio della scena di Temple Bar, a Dublino. Tu, da dublinese, come vedi quest’area così particolare?”
L.I.: -“Sinceramente non l’ho mai frequentata tantissimo. Certo, ci sono andata un sacco di volte con gli amici, c’è molta atmosfera, c’è l’albergo di Bono, un sacco di pub dove suonano. Posso dire che i dublinesi la considerano un po’ turistica, ma poi ci vanno lo stesso anche loro. E’ ok”
R.: -“E tu che locali frequenti, adesso?”
L.I.: -“Non lo dico altrimenti poi ci vanno tutti! No, vari, però ne dico uno solo: il Village, un bel club, molto cool”.

R.: -“Pensi che provenire da una famiglia operaia ti abbia dato delle motivazioni in più, per emergere?”
L.I.: -“Sicuramente. Mia madre ha cresciuto da sola cinque bambini. La cosa mi ha influenzata come persona, so il valore di certe cose, non mi piace sprecare, apprezzo le cose che riesco a guadagnare”.
R.: -“Come è stata l’esperienza con Aretha Franklin?”
L.I.: -“Mmm! Tosta. E’ stato a dicembre, al Nokia Theater di New York, ho aperto per lei. Quando mi hanno chiamata sul palco sapevo che c’era anche lei a vedermi, e mi sono sentita sciogliere. E’ andato tutto bene, quando ho finito avevo un sorriso che non andava più via”.
R.: -“Nelle ultime battute del 2007 l’Irish Independent ti ha definito un incrocio tra Alicia Keys e Macy Gray. Cosa ne pensi?”
L.I.: -“Dico che capisco i giornalisti, ovviamente devono trovare qualche paragone per chi non è ancora conosciuto. L’avrei fatto anch’io se avessi dovuto fare un esempio. E comunque dico: grazie! Sono due artiste con molto talento”.
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