Tornano i newyorkesi Fischerspooner: ‘E’ il nostro album più libero'

Tornano i newyorkesi Fischerspooner: ‘E’ il nostro album più libero'
La suggestiva location potrebbe essere definita berlinese, più che milanese: uno studio fotografico incredibile, ricavato in una vecchia fabbrica abbandonata. Qui, tra decine di “creativi” al lavoro, Rockol ha incontrato uno dei nomi più in voga della musica elettronica degli ultimi anni: Casey Spooner del duo newyorkese dei Fischerspooner (l’altra metà è Warren Fischer).
Sono trascorsi quattro anni dal grande successo di “Odissey”, secondo lavoro del gruppo e Casey ci racconta cos’è successo in questo periodo: “Dopo il precedente album ho avuto come un collasso da music-business. Non mi piaceva più nessuna delle persone con cui lavoravo, non sentivo più la creatività. Così ho deciso di provare una nuova esperienza unendomi ad una compagnia di teatro sperimentale. Questo ha riattivato in me i canali creativi, aiutandomi a tornare a scrivere”.
Il nuovo disco dei Fischerspooner, “Entertainment”, è infatti nato in modo molto differente rispetto ai vecchi lavori: “Già, in questo caso ho deciso di provare il nuovo materiale prima con la band (che ci accompagna anche dal vivo) e solo in seguito di passarlo a Warren, il quale ha poi ri-arrangiato i pezzi. Anche dal punto di vista dei testi ho lavorato in modo totalmente diverso: inizialmente ho scritto solo i titoli dei brani abbinandoci le musiche e solo in un secondo tempo ho sviluppato il resto delle parole, divertendomi molto ad usare le rime”.
Una delle prime novità che balzano all’orecchio nel nuovo lavoro del duo americano è l’eterogeneità delle canzoni: dal “classico” electro-pop, passando per chitarre rock, ritmi down tempo e sonorità malinconiche: “Effettivamente nella composizione del nuovo capitolo mi sono sentito molto più libero rispetto al passato, più libero di sperimentare, di creare. Inoltre la dinamicità di questo album è dovuta anche al recupero di alcuni pezzi scritti molti anni fa (“We are electric” e “To the moon”) a cui abbiamo donato nuova linfa oggi”. A chi è dedicato l’ “intrattenimento” dei Fischerspooner? “Principalmente a me stesso. Ho voluto comporre un disco che piacesse prima di tutto a me. Infatti molti brani sono nati quando ero in tournée con la compagnia teatrale e solo in seguito rilavorati in studio a New York con il produttore Jeff Saltzman (The Sounds, The Killers), con il quale abbiamo avuto un grandissimo feeling. Abbiamo registrato in una sorta di garage a Brooklyn e tutto è stato intimo e caldo: per esempio io non ho dovuto cantare isolato in una “campana di vetro”, ma ho potuto incidere le parti vocali cantando in mezzo allo stanza, sentendo l’energia di tutte le persone che mi circondavano”.
I Fischerspooner sono considerati uno dei grandi nomi dell’elettronica, ma Casey non crede più molto alle classificazioni dei generi: “Al giorno d’oggi ritengo ci sia molta più libertà creativa e che i generi si miscelino costantemente tra loro. Ogni giorno vediamo l’elettronica entrare nel rock o viceversa, quindi è veramente impossibile dire cos’è l’elettronica, cos’è il pop, cos’è il rock. Prendi ad esempio Kanye West o Daft Punk: come si fa a definire la loro musica?”. I Fischerspooner stanno attualmente programmando il tour di supporto ad “Entertainment”, toccando l’Europa (e probabilmente l’Italia) tra giugno e luglio: “Spero che questo tour sia più ricco di date di quello post “Odissey”, dove siamo riusciti ad organizzare solo pochi concerti. Basti pensare che, a causa di alcuni problemi organizzativi, non facemmo nessuna data promozionale negli Usa e questo per me è stato terribilmente frustrante, perché io sono un performer e voglio suonare più che posso dal vivo”. Già, gli Usa, New York. Una persona come Casey ha girato il mondo, decidendo comunque di vivere nella Grande Mela: “C’è stato un periodo in cui ogni volta che andavo in una città, come Berlino, Parigi o Milano, mi dicevo che sarei andato a vivere lì. In realtà ho poi capito che non posso trovare in nessun’altra città del mondo gli stimoli creativi che trovo a New York e le incredibili persone che vivono lì. Quindi è solo lì che posso vivere, anche se adoro viaggiare e soprattutto adoro la vita in tour: provare sul tour-bus, tenere un concerto la sera, svegliarsi in un posto sconosciuto, provare e suonare ancora. Per quel periodo sei solo un performer, solo un musicista e non devi pensare alle bollette, ai problemi della vita quotidiana. Ed io non vedo l’ora di poter vivere sul nostro tour-bus. Di nuovo”.
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