Il debutto solista di Steven Wilson: 'Non ascoltatelo sull'iPod, per favore'

Il debutto solista di Steven Wilson: 'Non ascoltatelo sull'iPod, per favore'
Steven Wilson, l'infaticabile mente che sta dietro a Porcupine Tree, No-Man, Blackfield, I.E.M. e Bass Communion, è il prototipo del moderno musicista multitask, uno che per la musica si fa in quattro. In cinque, anzi, e ancora non gli basta: lunedì prossimo, 9 marzo, esce finalmente nei negozi il suo primo album “solo”, “Insurgentes”, disponibile finora solo in edizione deluxe e assai costosa sul suo sito Internet. L’aria del secchione un po’ ce l’ha, questo genialoide stakanovista del rock. Serio e compito, colto ed educato, magro, pallido e con gli occhialini; i capelli lisci lasciati lunghi sulle spalle unica concessione alla frivolezza e allo status di “artista”. “Lavoro tanto, è vero. Ho preso da mio padre, un ingegnere elettronico inventore che di andare in pensione non ne vuole proprio sapere. E poi per me questo mica è un lavoro, è divertimento. Non vendo milioni di dischi ma ho un seguito abbastanza numeroso da permettermi di fare la musica che voglio io. Non devo rispondere a nessuno, non devo sfornare hit singles. Posso vivere come piace a me. Viaggiando per il mondo e incontrando gente interessante”. Il nuovo disco è infatti lo specchio di una vita da globe trotter, scandito da soste e sedute di registrazione in Scandinavia, in Israele, in Giappone, a Città del Messico: dove uno studio utilizzato da Wilson e i suoi collaboratori sorge in Avenida de los Insurgentes, la strada più lunga del mondo. “L’anno scorso”, spiega Steven, “i Porcupine Tree si sono presi un anno sabbatico e non siamo andati in tournée. Ne ho subito approfittato per fare qualcos’altro. Siccome amo viaggiare, quando ho deciso di registrare un album solista l’ho immaginato subito come una sorta di itinerario geografico. Il dove e il quando, però, non erano stati pianificati: sono nati per caso dagli scambi di opinione che avevo con Lasse Hoile, il regista danese cui ho chiesto di seguirmi per girare un documentario on the road di prossima uscita”. Ma perché vent’anni di attesa, per un disco solista? “Bella domanda. La mia idea iniziale era di completare alcune canzoni che avevo scritto negli ultimi cinque/sei anni e che non avevano trovato posto altrove: le mie piccole orfanelle, io le chiamavo così. Pensavo di pubblicarle prima o poi sulla mia etichetta, senza dare troppo risalto alla cosa. Avevo solo sei o sette pezzi pronti, e non erano sufficienti per un album. Mi sono messo di impegno, la musica ha cominciato a sgorgare e mi sono ritrovato con una ventina di brani nuovi. Mi sono accorto che c’era qualcosa di diverso dal solito, anche se certi tratti del mio stile sono ovviamente riconoscibili. Alla fine, questo è il primo disco che rappresenta tutti gli aspetti della mia personalità musicale: il pop, il rock, il noise, l’ambient, le ballate pianistiche, il progressive, la psichedelia…qui c’è tutto, è la prima fotografia completa di quello che sono musicalmente”. Vero. Ma perché la sua musica diventa via via più dark e più tenebrosa, mr. Wilson? “Mah. Credo ancora nella bellezza”, replica il “poeta della malinconia”. “Ma sono anche attratto dalle tenebre, lo ammetto. Mi piacciono le cose contorte e leggermente perverse. Non sono una persona cupa e malinconica, quello no, ma attraverso la musica esorcizzo quel lato della mia personalità. Ho sempre amato il surrealismo, con Lasse condivido la passione per il cinema europeo. Nel girare i filmati ci siamo ispirati a Dalì, a Buñuel e al regista francese Georges Franju: l’idea degli uomini con la testa d’uccello che si vedono nel videoclip di ‘Harmony Korine’, il primo singolo dell’album, l’abbiamo presa da ‘Judex’, un suo bellissimo film degli anni Sessanta”. Citazione nella citazione: Harmony Korine è il nome di un noto regista e sceneggiatore americano, figura di culto del cinema indipendente made in Usa. “Mi piace il suo nome, lo trovo poetico, e mi piacciono i suoi lavori”. Anche quelli di Tinto Brass, a cui con i Porcupine Tree intitolò anni fa un brano strumentale? “No, quella volta la scelta si basò solo sulla musicalità della pronuncia. Non posso dire di essere un fan del suo cinema, spiacente. Nei film, come nei libri e nella musica, sono sempre andato alla ricerca delle cose più bizzarre, incasinate, estreme. Sono cresciuto confortevolmente in un sobborgo molto quieto di Londra, Hemel Hempstead, dove non succedeva mai nulla di particolare. Ho avuto dei genitori deliziosi che stanno ancora insieme, non c’è stato nessun episodio strano o spiacevole a turbare la mia infanzia. La mia ribellione adolescenziale, se così vogliamo chiamarla, è consistita nel volgere lo sguardo alla periferia, ai margini, al sotterraneo. Ho avuto una vita così normale da risultare persino strana: un po’ come succede nei film di David Lynch, dove la stranezza si cela dietro situazioni e paesaggi suburbani apparentemente ordinari”.
Non da oggi, Wilson rifiuta l’etichetta neo prog: ma nei crediti del disco nuovo, accanto ai soliti sospetti (il batterista Gavin Harrison, per esempio), a musicisti jazz come il flautista/sassofonista Theo Travis e al suonatore giapponese di koto Michiyo Yagi spicca il nome di Tony Levin, la testa d’uovo dei King Crimson e della Peter Gabriel Band. “E’ la prima volta che suona in un mio disco ma ci conosciamo bene. Un paio di anni fa la sua band ha aperto qualche concerto dei Porcupine Tree in America: ci suonano Jerry Marotta e Larry Fast, praticamente la vecchia band di Gabriel”. Più che ai nomi storici, però, i critici stavolta lo hanno paragonato a Thom Yorke e Trent Reznor. “Beh, almeno cambiano i riferimenti. Mi lusinga essere paragonato a loro, sono degli innovatori e dei pionieri ma ci tengo a ricordare che abbiamo cominciato in contemporanea. Li ammiro, come ammiro Scott Walker o Richard James alias Aphex Twin. Tutta gente con cui mi piacerebbe collaborare, prima o poi, non fosse per la trafila di manager, agenti e avvocati attraverso cui bisogna passare. Stavolta non ne avevo il tempo, così ho telefonato a gente che già conoscevo e con cui sono in contatto. Ho sempre aspirato a fare una musica che fosse soltanto mia, al di fuori di ogni classificazione. Credo di avere fatto un passo avanti in quella direzione, con questo disco. Di essermi lasciato definitivamente alle spalle le accuse di copiare qualcuno. Il fatto è che sono di gusti eclettici, e non capisco perché tanti altri musicisti non lo siano. Non comprendo come ci si possa confinare volontariamente in un genere soltanto”.
Sarà per questo che i suoi maestri riconosciuti sono i Pink Floyd e Donna Summer? “Proprio così. Per il Natale 1975, io avevo otto anni, mio padre regalò a mia madre ‘Love to love you baby’ e ricevette in cambio ‘The dark side of the moon’. La sera, sdraiato nel mio letto, ascoltavo quei due dischi a ripetizione. Sono diventati i fondamenti della mia educazione musicale: dai Pink Floyd ho appreso l’idea che un album può essere un continuum, un viaggio musicale senza soluzione di continuità. Ascoltare un disco così in modalità casuale su un lettore mp3 è un delitto! Da Donna Summer invece ho imparato il valore della ripetizione e del groove. Il prog? Mi piace, ma è diverso da quello che faccio io. E’ una musica verticalmente complessa, dalle partiture ambiziose. La mia è più semplice, almeno in apparenza. La complessità non sta negli accordi o nelle linee melodiche ma nei dettagli della produzione, nel mutare dei paesaggi, nella stratificazione dei suoni. Prendi ‘No twilight within the courts of the sun’, il terzo pezzo di ‘Insurgentes’. Un unico riff in 21/8 che si prolunga per nove minuti: quel che è interessante è tutto ciò che gli si muove intorno, i crescendo e i diminuendo. Ripetizione e variazione. Un frullato di Pink Floyd e Donna Summer”. Concetti molto frippiani, anche: quel brano ricorda molto i King Crimson… “Ho incontrato Robert Fripp la prima volta quattro anni fa, quando ha suonato con noi in America durante il tour di ‘Deadwing’. Ora mi ha affidato il compito di remixare in surround i primi dieci album di studio dei Crimson, da ‘In the court of the crimson king’ a ‘Three of a perfect pair’. E’ molto eccentrico, Robert. Un folle, nel senso artistico e migliore del termine. Ed è estremamente determinato: come me, sa quel che vuole. Entrare così in profondità nella sua musica, come sto facendo in questo periodo, è un po’ come entrare nella sua testa. I primi due titoli, ‘Red’ e ‘Lizard’, dovrebbero uscire a maggio. Io sono cresciuto con quei dischi, li adoro. Per me i Crimson sono l’archetipo della band capace di reinventarsi e di rinnovarsi costantemente: quasi al punto di diventare irriconoscibili ma conservando un che di assolutamente inconfondibile. Quando ho chiesto a Fripp di lasciarmi remixare i suoi dischi era piuttosto reticente. Ho iniziato con ‘Discipline’ e sapevo che il risultato gli sarebbe piaciuto: tutti i musicisti adorano riascoltare i loro dischi in surround. D’accordo, remixare in 5.1 ‘Kind of blue’ di Miles Davis o ‘Pet sounds’ dei Beach Boys forse ha poco senso. Ma i dischi dei Crimson sembrano fatti apposta, ricchi di strati sonori come sono. Su ‘Lizard’ succedono un sacco di cose bizzarre che in stereo risultano praticamente inudibili. Il surround è la migliore esperienza possibile di ascolto, il grado più evoluto dell’alta fedelta. Sul gradino più basso, invece, ci sono la musica compressa sui file mp3 e l’iPod”.
Fatevi un giro su YouTube, e vedrete come Wilson ama intrattenersi con la magica scatolina musicale della Apple: prendendola a fucilate, smembrandola a colpi di martello, fondendola con la fiamma ossidrica. Perché tanto odio? “Le innovazioni tecnologiche spesso incorporano un elemento di progresso e uno di regresso. Grazie all’iPod oggi si ascolta probabilmente più musica di quanta se ne sia mai ascoltata in passato, e questo è ovviamente un bene. Ma la comodità di ascolto, sull’autobus o mentre si fa jogging, ha preso il sopravvento sulla qualità dell’esperienza. E’ un po’ la differenza che c’è tra il guardarsi un quadro su un cellulare o dal vivo in una galleria d’arte. I capolavori restano capolavori, ma vuoi mettere la soddisfazione di cogliere tutti i dettagli, le tonalità di colore, l’intensità delle pennellate?”. Non resta altro che l’insurrezione armata? Wilson sorride: “Non sono così ingenuo da pensare che gli iPod scompariranno un giorno dalla circolazione. Ma mi piace sollevare la questione, ricordare al pubblico che esiste un’alternativa e un modo migliore di assecondare il proprio orecchio”.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.