Digital Music Forum: la proposta di Choruss

Digital Music Forum: la proposta di Choruss
Il ‘keynote’ della seconda giornata del Digital Music Forum East 2009, in corso a New York presso il Museum of Jewish Heritage, ha visto protagonista Jim Griffin, un consulente strategico veterano dell’industria discografica che è ora associato a una delle iniziative più innovative e controverse del settore, Choruss.
Griffin, sotto l’egida del proprio cliente Warner Music Group, si è fatto promotore di un progetto che coinvolge, a titolo sperimentale, la discografia e le università americane, con l’obiettivo – dopo un congruo periodo di prova e test – di indicare una soluzione per monetizzare il Peer to Peer. In sintesi, Griffin ha immaginato che le università americane, che ogni anno spendono tra i 90.000 e i 250.000 dollari per aggiornare i sistemi di sicurezza intorno al P2P, facciano pagare un ‘fee’ di pochi dollari all’anno ai propri studenti (pagamento integrato o aggiunto automaticamente alla retta) a titolo di rimborso per le royalty dovute agli artisti; in cambio di questo fee, agli studenti sarebbe consentito di operare in libertà con il P2P. Con Warner come sponsor dell’iniziativa, sono partiti i colloqui per coinvolgere tutte le major, dopo un’iniziale resistenza da parte di Universal, e per selezionare qualche ateneo ‘piolta’.
“In questa fase i legali delle parti stanno elaborando i dettagli dell’accordo”, ha raccontato Griffin che ha definito la trattativa in corso come un ‘tavolo di negoziazione volontario’. “Ovviamente non sarei qui a parlarne se tutti i proprietari dei diritti non fossero fortemente interessati al progetto. E per quanto concerne le università, hanno due motivazioni principali: fare la cosa giusta e coinvolgersi nell’esperimento per fare ricerca. La popolazione studentesca delle università è una fascia demografica che non possiamo più permetterci di perdere e di lasciare nelle mani del P2P”. E quale ruolo è previsto per i provider, in questo scenario? “Siamo consci che, se l’accordo sperimentale andrà a buon fine, dovremo affrontare anche implicazioni più vaste, compreso il ruolo degli ISP. Non siamo timorosi, faremo un passo alla volta”. E’ pensabile che Choruss includa anche il tema delle liriche online, infine? “Assolutamente sì, crediamo che siamo molto importanti, noi siamo aperti”.
Solo recentemente è stata chiusa un’iniziativa simile, Ruckus, a cui erano registrate oltre 1000 college come laboratori sperimentali di un progetto di music download gratuito supportato dalla pubblicità (il progetto è stato dismesso quando Universal Music Group e Sony Music Entertainment hanno chiuso la loro joint venture Total Music, che aveva acquistato Ruckus lo scorso anno). Progetti come Ruckus e Choruss sorgono anche grazie allo U.S. Higher Education Opportunity Act, promulgato lo scorso agosto, in base al quale le università che bloccano le attività P2P hanno l’obbligo di offrire valide alternative al corpo studentesco.
Utilizzare una sorta di ‘blanket license’ per monetizzare il traffico e le attività sociali generate dal Peer to Peer appare come una delle soluzioni più accattivanti per un’industria musicale a metà del guado tra il vecchio modello basato sul prodotto e l’inevitabile virata verso remunerazioni imperniate su accesso e fruizione; le prossime settimane diranno se le barriere di costo (dopo quelle culturali…) saranno superate dalle parti e se, al prezzo ufficioso di 5 dollari a studente, sarà possibile coinvolgere nell’operazione anche gli ISP, cui potrebbe essere delegata parte della gestione della piattaforma e del ‘fullfilling’.
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