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NEWS   |   Industria / 24/02/2009

Irving Azoff: 'La fusione Live Nation-Ticketmaster è un vantaggio per tutti'

Irving Azoff: 'La fusione Live Nation-Ticketmaster è un vantaggio per tutti'
Cercare di ricondurre sotto lo stesso tetto il più grande organizzatore mondiale di concerti (Live Nation), il maggiore venditore planetario di biglietti (Ticketmaster) e una delle agenzie di management artistico più agguerrite in circolazione (Front Line) ha ovviamente senso, per uno come Irving Azoff: i suoi clienti, una rosa di nomi transgenere e transgenerazionale che va dagli Eagles a Christina Aguilera, da Neil Diamond a Miley Cyrus, ricavano oggi appena il 6 % dei loro guadagni dalla vendita di cd (contro il 50 % e oltre di dieci anni fa) e una percentuale preponderante proprio dalla attività “live”. Resta il problema di come far convivere nella stessa famiglia due figure potenzialmente antitetiche, e portatrici di interessi spesso contrapposti, come il manager artistico e il promoter: “Per me l’interesse dell’artista viene sempre prima di tutto il resto”, risponde il diretto interessato a chi gli pone questa domanda, senza tuttavia specificare come affronterà la questione una volta che Live Nation Entertainment sarà diventata una realtà imprenditoriale.
Azoff, 61 anni, circondato da un alone di leggenda e noto per il modo aggressivo in cui conduce i suoi affari (“può diventare una specie di Satana, ma almeno è il nostro Satana”, disse una volta al riguardo Don Henley degli Eagles), insiste sul fatto che una fusione tra Live Nation e Ticketmaster andrebbe a vantaggio di tutti, consumatori compresi, riducendo il numero di intermediari tra artisti e fan con benefiche ricadute sull’efficienza del sistema e sui prezzi di prodotti e servizi (un principio analogo a quello che l’ha portato a negoziare direttamente un contratto di distribuzione esclusiva con Wal-Mart per l’ultimo album degli Eagles: i quali, vendendo 3,2 milioni di copie, si dice abbiano incassato circa 50 milioni di dollari contro i 10 o forse meno che avrebbero ottenuto ricorrendo a una distribuzione standard). Sono in molti, tuttavia, a pensarla diversamente o quantomeno ad avere qualche dubbio: la divisione Antitrust del dipartimento di Giustizia americano ha già avviato un’indagine sull’operazione, chiamando lo stesso Azoff e l’ad di Live Nation Michael Rapino a testimoniare davanti alle commissioni di Camera e Senato; nel frattempo un azionista di Ticketmaster ha presentato ricorso al tribunale di Los Angeles sostenendo che il contratto sottostima il valore della società, e il presidente della società che detiene il pacchetto più sostanzioso di Live Nation, Shapiro Capital Management Co, ha già fatto sapere che probabilmente ricorrerà lui pure in giudizio. Strada tutt’altro che spianata, dunque, per la nascita di Live Nation Entertainment. “Non è che siamo matti, a provarci?”, si sarebbe lasciato scappare il celebre manager ed ex discografico nel corso di un’intervista rilasciata al Wall Street Journal nei giorni scorsi. Ma è solo una battuta, probabilmente: Antitrust e tribunali a parte, nessuno riuscirà a fargli cambiare idea.