Inghilterra, il governo prende posizione sul bagarinaggio dei biglietti

Il governo britannico interviene direttamente sulla polemica del bagarinaggio più o meno autorizzato dei biglietti dei concerti: lo fa per bocca del ministro dello Sport Gerry Sutcliffe, che invita promoter e agenzie di ticketing a prestare più attenzione alla tutela dei consumatori, riducendo drasticamente il numero di tagliandi che finiscono nel circuito della compravendita speculativa. “Alcuni organizzatori hanno fatto degli sforzi apprezzabili per porre un freno ai bagarini e assicurare che il maggior numero possibile di biglietti arrivi direttamente in mano ai veri appassionati”, ha riconosciuto Sutcliffe. “Di solito, però, i biglietti se li procura chi è più veloce di tutti a farne incetta su Internet il giorno che vengono messi in vendita, e troppo spesso si tratta dei bagarini che mirano semplicemente a rivenderli realizzando un profitto. L’industria deve continuare a utilizzare i metodi che si sono già dimostrati efficaci nel contrastare il fenomeno e utilizzarli su più vasta scala”. E’, questa, una delle proposte contenute in un pacchetto di misure elaborato dalla Commissione Cultura, Sport e Spettacolo del governo Brown, che suggerisce anche di utlizzare il marchio di qualità della Society for Ticket Agents and Retailers (l’associazione di categoria degli agenti e rivenditori di biglietti) come prova dell’affidabilità degli operatori che trattano il secondary ticketing.
Ciò nonostante, il governo – le cui consultazioni prevedono incontri anche con le associazioni di consumatori – non è contrario in linea di principio alla compravendita dei biglietti: “Un mercato onesto e trasparente”, sostiene Sutcliffe, “può risultare utile a tutti: offre ai fan una possibilità di accedere ad eventi e spettacoli per cui la disponibilità è già esaurita, e di rivendere i biglietti che non hanno la possibilità di utilizzare”. “Nessuno, fan, organizzatori o rivenditori di biglietti, sente il bisogno di nuove leggi in materia”, ha concluso il ministro. “Ma non possiamo escludere che ciò accada, se i consumatori continueranno a essere insoddisfatti del modo in cui funziona il mercato”.
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