Ricky Martin ha presentato ieri sera il nuovo album: la cronaca dello showcase

Ricky Martin ha presentato ieri sera il nuovo album: la cronaca dello showcase
Sul palco undici musicisti, quattro coristi, quattro coppie di ballerini, e naturalmente lui: Ricky Martin, che ha presentato ieri sera a Villa Erba (Cernobbio) il suo nuovo album, che ha per titolo il suo nome. Uno spiegamento di forze giustificato dal fatto che ad assistere allo showcase c’erano giornalisti di tutto il mondo, oltre che la Sony al gran completo e il fan club ufficiale dell’artista.

Il sinuoso portoricano ha cantato dal vivo sette canzoni, partendo dal primo singolo del nuovo disco (“Livin’ la vida loca”) per poi proporre due lenti (“Spanish eyes” e “She’s all ever had”, testi in inglese) e arrivare al boccone più ghiotto della serata: “Private emotions”, con la svedese Meja - come lui di casa Sony - ad affiancarlo. Il duetto ha funzionato, e alla fine del pezzo Ricky ha commentato con galanteria: «Era una bellissima canzone, e lei è una bellissima ragazza». Da qualche parte è spuntato un mazzo di fiori, e Ricky l’ha consegnato alla biondina dopo averla baciata: delirio delle fan presenti, che urlavano «Anch’io, anch’io».
E’ seguito «Shake your bon bon», un pezzo velocissimo, impreziosito dalla sezione fiati, che ha fatto tirare ai presenti un sospiro di sollievo perché - è il caso di dirlo - Martin è molto meglio quando ancheggia, salta sul palco e suda che non durante un pezzo lento. Per finire, due immancabili tormentoni: “The cup of life” (ovvero “La copa de la vida”) e “Maria” in versione remix, protratta grazie alla mini-orchestra per quasi quindici minuti. «Un, dos, tres» canta la gente, perché “Maria” non la si può dimenticare e del resto, come insegna Ricky Martin, è lei «que me tiene loco».

Che poi di follie non è che se ne siano proprio viste tante, ieri sera. Dopo lo showcase, tutti a cena nella Villa - con passaggio di Ricky fra i tavoli per i saluti di rito, fuochi d’artificio sul lago (i giapponesi applaudivano) e un curioso finale: una mongolfiera dipinta da un simil-Michelangelo, ancorata a terra, ondeggiava sulle note di un’aria lirica, catturando gli «Oooh» e gli «Aaah» della gente. Appesa in equilibrio volutamente instabile al pallone, una donna. Vestita di una lunga tunica bianca, la misteriosa signora roteava in aria, accennando piroette, tendendo le braccia nell’una e nell’altra direzione, i capelli sciolti, indifferente al vento e alla pioggia. Coraggiosa. Del resto, quando le capiterà ancora un ingaggio simile?
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