Classifiche: dubbi e critiche sulla 'download chart'

Classifiche: dubbi e critiche sulla 'download chart'
Nel numero di febbraio di Musica e Dischi, in edicola in questi giorni, il direttore del mensile Mario De Luigi torna all’attacco delle classifiche FIMI/Nielsen SoundScan segnalando alcune curiose anomalie verificatesi nelle “download charts” di fine 2008/inizio 2009: la presenza in Top Ten, apparentemente inspiegabile, di due brani datati come “Salirò” di Daniele Silvestri, proposto dal cantautore romano al Festival di Sanremo 2002, e “Frena” di Carlotta, effimero successo risalente addirittura all’anno precedente. Un infortunio, un errore clamoroso, secondo M&D (parte in causa, dal momento che dal lontano 1959 pubblica in proprio classifiche settimanali di vendita): e neppure il primo, dal momento che la stessa testata aveva puntato il dito già nel 2002 su un altro “scivolone”, riguardante in quell’occasione le rilevazioni effettuate nei negozi tradizionali.
E’ proprio così, o c’è dell’altro? Patrizia Meazza, responsabile di Nielsen Music Control Italia, spiega che “gli atti d’acquisto effettuati dagli utenti dei negozi digitali inclusi nel panel di riferimento generano un flusso automatico di dati che ogni lunedì mattina gli stessi digital stores trasmettono alla nostra sede centrale negli Stati Uniti accedendo ad un server protetto. Ad ogni file scaricato è associato un codice, una stringa di numeri che identificano titolo e interprete, il negozio presso cui è avvenuto il download, il prezzo del prodotto e altri parametri”. E Chris Muratore, vice president Retail Relations & Research Services di Nielsen Entertainment, aggiunge che “dal momento in cui riceviamo i dati a quando produciamo le classifiche settimanali hanno luogo una serie di procedure manuali di auditing e di controllo: questo perché i dati di vendita forniti dai servizi digitali e dagli operatori di telefonia mobile, quasi 300 in 35 diversi paesi, non sono sempre completi e talvolta è necessario effettuare delle correzioni. Il codice ISRC è l’elemento essenziale di cui abbiamo bisogno per elaborare i dati e in passato è accaduto qualche volta che le informazioni trasmesseci da operatori e case discografiche non fossero accurate e complete. Pochissime volte, in realtà, sul totale di 1,3 miliardi di dati di vendita che abbiamo processato nel corso del 2008. E non è questo il caso delle due canzoni di cui si parla, il cui codice ISRC risulta corretto”. “Sono molti i fattori che possono causare la comparsa, la scomparsa o la ricomparsa di una canzone in classifica”, prosegue Muratore: “Promozioni, collocamento del prodotto in radio e in televisione, direct marketing, il passaparola delle comunità on-line (MySpace, Facebook, YouTube ecc.) e altro ancora. Ma non abbiamo mai riscontrato malfunzionamenti nel sistema che possano risultare in una classifica errata”.
“Errori se ne verificano, tutti li possono commettere”, ribatte Claudio Ferrante della Carosello, che ha in catalogo il singolo di Carlotta. “La settimana che uscì il dvd dei Lost ‘Live@Mtv.it’ ce lo ritrovammo nella classifica delle compilation perché il sistema si era ‘mangiato’ la L iniziale e Lost era diventato Ost, l’acronimo che identifica le colonne sonore! Detto questo, è molto improbabile che un brano balzi nelle prime posizioni in classifica per errore: è più plausibile che qualcuno – non so se l’entourage dell’artista, che peraltro non fa più parte del nostro roster – lo abbia acquistato ripetutamente su iTunes per farlo salire di posizione. Pianifichi una spesa di 200 euro al giorno per 20 giorni sul negozio della Apple e ci guadagni più visibilità mediatica che da una normale campagna promozionale”. I numeri esigui del mercato digitale (si dice che bastino 2000-2500 download a settimana, in media, per andare in testa alla chart) lo rendono un giochetto alla portata di tutti, ed ecco spiegato anche il turnover sospetto di nomi sconosciuti ai vertici delle graduatorie dei brani più scaricati. “Certo è molto meno complicato che sguinzagliare qualcuno a comprare 5 mila cd da Feltrinelli, da Fnac o da Media World”, conferma Ferrante. “Anche a noi hanno offerto di acquistare un progetto discografico che spopolava nelle classifiche di iTunes: frutto molto probabilmente di un investimento su cui qualcuno cerca poi di lucrare ‘quotandosi’ sul mercato. E’ l’altra faccia della medaglia di iTunes, romanticamente definito il negozio che dà ai piccoli l’opportunità di diventare grandi”. Rimedi? “Basterebbe che la Apple, e gli altri negozi digitali, escludessero dal conteggio della classifica gli acquisti multipli di uno stesso brano effettuati con un’unica carta di credito: ma non gli conviene, perché l’autopromozione degli artisti fa gioco anche a loro e porre un freno significherebbe rinunciare a introiti considerevoli”.
Lino Prencipe, digital sales manager della Sony Music (che ha in catalogo il brano di Silvestri), aggiunge un’altra chiave di lettura: “Non si tratta di errori di calcolo, semmai è la premessa che è sbagliata: in classifica finiscono indifferentemente brani a pagamento e brani regalati o offerti a prezzo scontato nell’ambito di promozioni decise dagli operatori digitali, piattaforme Internet o società di telefonia mobile. Ricordo un episodio riguardante un brano di Ligabue vecchio di cinque anni, e immagino che anche con Silvestri sia andata così”. Non è, a onore del vero, un problema solo italiano: proprio in questi giorni una vecchia compilation di successi dei Creedence Clearwater Revival, “Chronicle”, è andata in testa alle charts dell’iTunes americano grazie al prezzo di vendita particolarmente invitante, 4,99 dollari contro i 9,99 che rappresentano lo standard per la piattaforma della Apple. Le regole, a quanto pare, non sono uguali per tutti. E allora? “Allora è necessaria una riflessione, che tra l’altro è già in corso, tra tutti gli attori coinvolti", sostiene Prencipe. "Così da decidere quale panel utilizzare e come comunicare i dati di vendita, in modo da evitare che le azioni di marketing o promozionali effettuate sui singoli store digitali influenzino le classifiche”; d'altra parte, l'Antitrust in Italia impedisce di discriminare i dischi in classifica in base al prezzo e, come dice il presidente FIMI Enzo Mazza, "per noi se il prodotto è venduto va in classifica".
Resta il problema di fondo: così com’è oggi, la download chart di FIMI/Nielsen SoundScan fotografa il mercato senza stare a interrogarsi sulla presenza di eventuali elementi di “disturbo”. E' fondata su una metodologia “scientifica” di rilevazione ma è anche, in qualche modo, una classifica “ottusa”, perché non prevede interventi correttivi neppure di fronte a casi macroscopici di distorsione. Il che la rende vulnerabile, manipolabile, ballerina. Fin troppo mobile, come una piuma al vento.
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