Ecco 'La vista concessa' di Roberto Angelini

Ecco 'La vista concessa' di Roberto Angelini
Torna, dopo cinque anni, Roberto Angelini. C’è chi se lo ricorda per il bel disco d’esordio “Il sig. domani”, datato 2001 (premio della critica a Sanremo tra gli esordienti). E c’è chi se lo ricorda invece per “Gattomatto”, singolo del 2003 seguito da "Angelini": il cantautore romano era passato dai suoi suoni acustici ad un pop danzereccio che gli procurò un po’ di visibilità ma anche una crisi d’identità artistica.
Roberto torna oggi con “La vista concessa”, disco che lo riporta a ciò che sa fare meglio: canzoni tra cantautorato (della ‘nuova scuola romana’: Fabi, Silvestri, Gazzé, i primi Tiromancino…) e rock, con qualche spruzzata di elettronica.
“A freddo, m’è capitato, è stata anche un’esperienza divertente, figlia di una delusione”, ricorda oggi Angelini a proposito del periodo di "Gattomatto". "Il primo disco era forse troppo carico di aspettative, mi sentivo come se dovessi qualcosa alla casa discografica, e quel qualcosa erano le vendite. Mi hanno offerto di provare quella strada pop, e mi lasciai andare a quell’operazione, anche dal punto di vista estetico… Devo molto a quel periodo, anche la possibilità di essermi creato un mio studio di registrazione che mi ha permesso di lavorare alle canzoni con calma, senza la fretta di averne prenotato uno. Il primo pezzo che ho scritto per questo album, ‘Dicembre’ risale addirittura al periodo di ‘Gattomatto’ “.
C’è voluto tempo, ad Angelini, per tornare: dopo un progetto dedicato a Nick Drake nel 2005, il nuovo album era quasi fatto, ma mancava la collocazione discografica: “Eravamo arrivati ad avere il disco finito più di due anni fa, mi piaceva ma era molto duro, molto lento… Arrivammo ad un major, che ci propose un contratto inaccettabile. In sostanza noi ci facevamo il culo, loro distribuivano il disco, poi se funzionava diventavo un loro artista…”.
La prima svolta è arrivata con l’incontro con Sergio Della Monica dei Planet Funk, che ha prodotto l’album, la seconda l’accordo in licenza con la Carosello. “Sergio è stato fondamentale”, spiega Angelini. “Io ho amato molto quello che hanno fatto i Planet Funk, sia come arrangiamenti che come melodie. Temevo il rischio che si scivolasse un po’ sull’elettronica, che non mai stata una cosa mia: nel primo disco certi suoni sintetici erano idee di Riccardo Senigallia. Invece Sergio ci ha aiutato ad ottimizzare le risorse sonore, mantenendo il disco un rock acustico un po’ sporco”. “La vista concessa” contiene 14 canzoni incise assieme ad un gruppo di amici e musicisti, con anche la collaborazione della compagna Claudia Pandolfi, che compare ai cori e alle doppie voci. “ ‘La vista concessa’ è quel tipo di sguardo che puoi avere quando hai uno shock, e magari ti rendi conto che stai guardando nella direzione sbagliata, perché le cose importanti sono in un altro punto”, spiega il titolo Angelini. “La mia vista concessa è derivante dalla mia esperienza in un mondo che dall’esterno sembra dorato. Ci sono tante riferimenti a questa esperienza… Anche se ho cercato di dare un taglio più ampio al testo della canzone che dà il titolo al disco, e molto lo devo a PinoMarino, che mi ha aiutato a sistemarla perché all’inizio era molto più cupo”. Molti dei musicisti che suonano nel disco sono della cosiddetta “scuola romana”. Già, ma oggi esiste ancora una scuola romana? “C’è, c’è, come probabilmente ce n’è una milanese”, dice Roberto. “E’ fatta di un modo di cantare che è un po’ simile… non saprei dire chi copia da chi e chi è l’origine… La mia idea che ci siano dei talenti non riconosciuti, come il Bove degli OttoOhm, che è stato tra i primi a parlare di sentimenti in un certo modo, con una certa voce, anche se oggi qualcuno pensa che abbia preso da altri. O come Filippo Gatti, già leader degli Elettrojoyce, un vero guru. E’ chiaro che ci sono ancora posti dove ci si incontra, dove siamo ancora tutti amici, magari tranne chi fa ormai altre cose, sta su altri piani… ”.
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