Usa, AT&T e Comcast collaborano con i discografici contro il file sharing

Stando a informazioni raccolte da CNET News alcuni dei maggiori service provider americani, tra cui AT&T e Comcast, sono pronti a collaborare con l’industria discografica nella guerra alla pirateria digitale. Nessuna delle società “arruolate” dalla Recording Industry Association of America ha tuttavia sottoscritto un impegno formale con la federazione dei discografici né ha intenzione, almeno per il momento, di uscire allo scoperto temendo di farsi cattiva pubblicità presso i propri utenti. E non è detto che la loro adesione al programma arriverà al punto di prevedere una disconnessione automatica del servizio per chi infrange ripetutamente le leggi sui copyright (azione che, per gli ISP, si tradurrebbe anche in un danno economico potenzialmente rilevante). La strategia da adottare, dunque, andrà concordata con ciascun operatore, anche se la proposta della RIAA è uguale per tutti: un piano di intervento graduale che prevede prima l’invio di mail di avvertimento ai file sharer recidivi, poi la sospensione temporanea del collegamento a Internet e infine, eventualmente, anche la sua interruzione definitiva. Mentre Comcast si trincera dietro un no comment, un portavoce di AT&T ha ribadito a CNET News che “il taglio automatico dei nostri clienti non è una cosa che abbiamo in programma di fare”; dello stesso tenore risultano anche recenti dichiarazioni rilasciate da Verizon.
Sembra comunque che la RIAA voglia svelare già il mese prossimo i nomi delle società che aderiscono al suo programma, ora che ha deciso di interrompere le azioni giudiziarie contro i singoli file sharer (vedi News). “Forse”, ha commentato il presidente della Songwriters Guild of America Rick Carnes, “abbiamo una possibilità di ricostruire l’industria musicale, dopo un periodo di terribili saccheggi. Non può esistere un mercato, senza il rispetto dei diritti di proprietà”.
Come noto (vedi News), provvedimenti anti file sharing che prevedono il coinvolgimento operativo dei service provider sono già in vigore in Francia e sono allo studio anche in Italia, dove da poco si è costituito un comitato tecnico contro la pirateria digitale presieduto dal segretario generale della Presidenza del Consiglio Mauro Masi. In Gran Bretagna, invece, il ministro per la Proprietà Intellettuale David Lammy ha recentemente dichiarato che un intervento legislativo è reso molto improbabile dalle numerose complicazioni legali che comporterebbe.
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