Ricerca di mercato: è Internet, non il telefonino, il futuro della musica

Ricerca di mercato: è Internet, non il telefonino, il futuro della musica
Non il telefonino. Non la tv via satellite o via cavo. Tanto meno il vecchio negozio di dischi o il centro commerciale. E’ il pc colllegato a Internet lo strumento a cui gli appassionati si rivolgono di preferenza per procurarsi musica (legalmente o illegalmente). Una ricerca condotta negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Francia su un campione di 1.300 consumatori evidenzia che il 46 % di questi ultimi individua negli Internet Service Provider i fornitori principali di musica, mentre il 10 % indica le tv via cavo e via satellite, il 5 % le società di telefonia mobile e il 3 % appena i produttori di telefoni cellulari, a dispetto della aggressività e le offerte a buffet con cui stanno attaccando il mercato. Conclusione? “Dovremmo ascoltare più attentamente i consumatori e dar loro quel che desiderano, invece di inondarli di proposte sperando che attecchiscano” risponde Tim Walker, ad della società che ha condotto lo studio, The Leading Question and Music Ally. “I service provider”, aggiunge, “devono proporre nuove offerte a valore aggiunto, nel momento in cui il loro servizio essenziale, l’accesso a Internet, viene sempre più percepito come una commodity primaria. E la musica sembra una buona scommessa, sia per conservare i consumatori esistenti che per aggiungerne altri, soprattutto se la si può offrire in abbinamento ad altri servizi facendola apparire gratuita o comunque a buon mercato”.
Le risposte al questionario confermerebbero anche l’efficacia di un coinvolgimento degli ISP nella lotta al file sharing illegale, così come richiesto dall’industria discografica (vedi News): il 64 % degli intervistati sostiene che smetterebbe di scaricare musica abusivamente, se ricevesse una lettera o un messaggio di diffida dal proprio provider Internet; la percentuale sale a 76 %, se dallo stesso ISP arrivasse la minaccia di tagliare la connessione alla rete.
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