Live, falsa gratuità, spazi assenti e Codice Rocco: Claudio Trotta a Rockol

Live, falsa gratuità, spazi assenti e Codice Rocco: Claudio Trotta a Rockol
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta di Claudio Trotta, patron di Barley Arts contro il quale la magistratura di Milano ha aperto un provvedimento per disturbo della quiete pubblica e mancata osservanza dei provvedimenti dell’autorità competente in seguito ai bis, tenuti da Bruce Springsteen a San Siro nel corso del suo concerto tenuto nel capoluogo lombardo lo scorso 25 giugno, che hanno "sforato" l'orario previsto per il termine dell'evento fissato per le 23 e 30. Rockol si è già interessato alla vicenda fondando, su Facebook, il gruppo "22 minuti, Bruce e Claudio" (vedi News).

Cari tutti voi,
Mi sono deciso a scrivere e ad intervenire in prima persona stimolato dalla quantità di persone che hanno aderito all’invito di Rockol e dalla qualità e l’intensità delle loro motivazioni.
Ringrazio innanzitutto quindi Rockol e tutti quelli che condividono il gruppo. Mi sono deciso anche perché credo che questa sia una opportunità da non perdere per alzare il tiro della discussione e fare il punto su quello che non funziona in Italia del “sistema” della musica popolare contemporanea italiana ed internazionale.
Faccio il mio lavoro che tanto amo e tanto rispetto da 30 anni (il primo tour targato Barley è del maggio del '79, con John Martyn), in maniera indipendente ed imprenditoriale, rischiando con la società di cui ho il controllo. Non ho mai lavorato né fatto parte di multinazionali, quindi il mio punto di vista è quello di uno come voi che ama la musica e che è amato dalla musica che permette a lui e al suo staff la possibilità di vivere ed esprimersi e di perseguire quotidianamente dei piccoli o grandi sogni.
Musica che ahimè non è mai stata ben voluta né dai governi nazionali, che si sono succeduti in questo trentennio, tant’è che non esiste in Italia una legge sulla musica popolare contemporanea, né in verità così tanto dai governi locali che, salvo alcune meritorie eccezioni, non hanno mai investito sulla musica in maniera reale, tangibile e continuativa, per esempio costruendo strutture idonee per la stessa (neanche una in tutta Italia dal 1979 ad oggi), creando punti di informazione, sale prove, sale d’ascolto per persone che vogliano esprimersi, conoscere e suonare, ma hanno investito la musica di un sapore “gadgettistico” e banale o cavalcandone le possibilità di creazione di consenso alimentando la filiera della gratuità che gratuita non è…
Concerti gratuiti, biglietti gratuiti, consenso gratuito ma con i soldi di chi?
Della comunità che paga le tasse ma che non ha in ritorno la possibilità di ascoltare la propria musica in spazi adeguatamente realizzati o riattati all’uso ma deve accontentarsi dell’utilizzo di strutture concepite per lo sport, la prosa, la musica sinfonica e da camera, la discoteca.
Musica che è ospitata infatti nei teatri di prosa, di lirica, negli stadi del calcio, nei palazzi dello sport e dei family show ma che non ha una sua sede che darebbe dignità, che non ha una sua rappresentanza politica, non ha una lobby, musica divisa, derisa, mercificata utilizzata ormai per vendere i quotidiani, i settimanali, i telefonini e quant’altro…
Musica che è considerata rumore e che viene regolamentata ancora da norme del Codice Rocco che accomuna il disturbo alla quiete pubblica ai concerti negli stadi come nei teatri o nei castelli o nei locali.
Musica che è un terreno perfetto di affermazione di tutti i fanatismi e di tutte le celebrazioni della morte dello stato di diritto di organizzazioni e di persone intolleranti.
Musica che ancora adesso e nonostante tutto aiuta le persone a vivere meglio, a crescere, a conoscere, a confrontarsi con culture diverse.
Ecco, questo è il punto: capire se vogliamo tutti che scompaia il “nonostante tutto” o se vogliamo sempre di più ed inesorabilmente subire quello che succede e che è successo in Italia senza attivamente e personalmente provare a fare qualcosa.
Non posso in questa sede parlare di quanto mi sta succedendo e delle possibili ripercussioni: lo farò, ovviamente, a vicenda conclusa, ma posso senza ombra di smentita dire che non riguarda solo me, Bruce, San Siro, gli abitanti di San Siro ed i fans di Bruce, ma tocca tutti e la libertà di espressione di tutti.

Claudio Trotta
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