La musica che si affaccia sul Duemila trova di nuovo rifugi nell'individualismo. Schiacciati dai padri nobili delle grandi utopie musicali, da Dylan, De André e dai loro fratelli anch'essi in ritirata, i nuovi autori bazzicano per lo più in territori malinconicamente intimisti, e quando si guardano intorno, al massimo sparano a salve con l'arma dell'ironia. Un piccolo esempio? Max Gazzé, promessa della nuova canzone d'autore: "Chiedo venia trovo un po' esagerato/ Pagare tre volte un litro di benzina/ Sentirsi dire con sorrisi di rame/ Che sono costretti dal mercato dei cambi/ Ma andate a cagare voi e le vostre bugie...", canta in "La favola di Adamo ed Eva". E' poi vero che i 99 Posse teorizzano il "Corto Circuito" che spazzerà via le classi meno abbienti distruggendo la società: siamo, però, nel campo delle rare eccezioni fortemente ideologizzate.
A scorrere ogni disco uscito negli ultimi mesi, ben poche sono le tracce di quella che veniva chiamata "canzone di denuncia". (...) Secondo quanto ci racconta l'autorevole "Billboard", gente come Lauryn Hill, Coolio, Wyclef Jean, Natalie Merchant, Jewel, Pearl Jam, REM, Indigo Girl, fa meno concerti benefici di quanto facessero Peter Gabriel o Sting, però lavora poi concretamente su fronti come l'aiuto ai senzacasa, agli anziani abbandonati, o la militanza ecologica: il carisma conquistato con la musica viene utilizzato per amplificare i risultati pratici di un lavoro volutamente oscuro, invece che per acchiappare (com'è sempre accaduto) più quattrini con i dischi. (...)
Comunque, da noi c'è la solita benemerita Nazionale Cantanti, e qualche grande nome che aiuta il prossimo ma in rigorosa clandestinità, per paura d'esser accusato di strumentalizzazioni. Ma d'altro non c'è granché. Gli anni duri dell'ideologismo hanno lasciato, per contrasto, pudori e incertezze che paiono troppo difficili da smuovere».