Usa, Electronic Frontier Foundation critica la nuova politica anti file sharer

La decisione della Recording Industry Association of America (RIAA) di interrompere la guerra in tribunale ai file sharer, affidando agli Internet Service Provider il ruolo di “sceriffi” di Internet (vedi News), è stata accolta da commenti generalmente positivi: servirà, si è detto da più parti, a migliorare la pessima immagine pubblica dei discografici evitando loro un inutile dispendio di denaro in un periodo critico per le loro finanze. Fuori dal coro, negli Stati Uniti, si erge la voce di della Electronic Frontier Foundation: “Il problema”, sostiene Fred von Lohmann, senior staff attorney dell’associazione che ha per scopo la tutela dei diritti dei cittadini sui media digitali, “consiste nel fatto che chi verrà accusato di avere violato i i copyright non potrà contare su un processo. E di fronte a centinaia di migliaia, o milioni, di capi di imputazione automaticamente generati e trasmessi agli ISP, è facile immaginare quanti errori potranno essere commessi. Chiunque abbia mai dovuto sbattersi per correggere un errore sui suoi rapporti di credito avrà ben presente quali complicazioni ne possano sorgere”. La soluzione spinta dalla EFF è radicalmente diversa e passa per una legalizzazione del p2p avallata dalla RIAA, attraverso un sistema di licenze “volontario” che consenta a ciascun utente di pagare una piccola cifra mensile in cambio del diritto di caricare e scaricare liberamente musica on-line, sul modello di quello adottato dalle società degli autori nei confronti delle emittenti radiofoniche.
Secondo un sondaggio citato dalla Electronic Frontier Foundation, l’80 % dei file sharer americani sarebbe disposto ad accettare un “contratto” di questo tipo. “Più la gente condividerà musica on-line, più soldi arriveranno ai detentori dei diritti”, sostiene von Lohmann. “Più competizione ci sarà tra i software p2p, più saranno rapidi l’innovazione e il miglioramento dei sistemi di distribuzione. E più ci sarà libertà di mettere in circolazione quello che interessa ai fan, maggiore sarà il catalogo a disposizione degli appassionati di musica”. Altamente improbabile, però, che la RIAA la pensi allo stesso modo.
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