NEWS   |   Industria / 17/12/2008

MIlano, una 'città della musica' tutta da costruire

MIlano, una 'città della musica' tutta da costruire
Milano può contare su 203 associazioni e fondazioni musicali, 126 locali in cui si ascolta musica, 98 scuole, 87 sale prova e di registrazione, 84 negozi di strumenti musicali, 81 case editrici musicali, 68 case ed etichette discografiche e altrettanti promoter di concerti, 34 riviste periodiche, 30 emittenti radio e 10 televisioni specializzate nel settore. Quanto basta per farne una “città della musica”; anzi, la capitale indiscussa della musica in Italia come conferma il primo censimento ad hoc composto in quasi un anno di lavoro dall’associazione MeglioMilano (organizzazione senza fini di lucro fondata nel 1988 dall’Automobile Club, la Camera di Commercio e l’Unione del Commercio del capoluogo lombardo insieme con le università Bocconi, Cattolica, Politecnico e Statale). Eppure quella città della musica, riconoscono i ricercatori e la quarantina di operatori intervistati nel corso dell’indagine, fatica ancora a fare “sistema”, a coordinare gli sforzi e mettere proficuamente in relazione tra loro le innumerevoli “monadi” che la compongono (l’affondamento del Meet Milano dopo una sola edizione ne è solo uno dei tanti indizi).
“La Città della Musica – Una risorsa per Milano”, questo il titolo della ricerca coordinata da Sandro Lecca per conto di MeglioMilano, fotografa una realtà indiscutibilmente composita e dinamica: oltre seimila lavoratori impegnati a diverso titolo nel settore di cui (dati Enpals) 4.174 in qualità di professionisti; un giro d’affari complessivo che assorbe circa l’85 % del totale nazionale e un’attività che da sola vale quanto quelle di intere regioni come il Lazio, il Piemonte e il Veneto; per non dire dell’offerta abbondante di spettacoli a disposizione degli abitanti della metropoli, una decina di eventi quotidiani di vario genere che raddoppiano durante i fine settimana e a cui assistono in un anno (dati aggiornati al 2007) oltre 2,7 milioni di persone.
Eppure non è tutto oro quello che luccica, come hanno sottolineato Francesca Colombo (MiTo Settembre Musica), Filippo Del Corno (Sentieri Selvaggi), Claudio Formisano (Dismamusica), Maurizio Franco (Musica Oggi/Civici Corsi di Jazz), Nicoletta Geron (Società del Quartetto), Emanuele Patti (Arci Milano) e Joanne Maria Pini (Conservatorio di Milano) durante il dibattito coordinato da Gianni Sibilla (Università Cattolica del Sacro Cuore) che ieri, martedì 16 dicembre, ha fatto sèguito alla presentazione dei dati in Camera di Commercio (presente anche, in rappresentanza dell’amministrazione comunale, l’assessore alle Politiche del Lavoro e dell’Occupazione Andrea Mascaretti). Al pianeta musica del capoluogo lombardo, sostengono gli operatori, fanno ombra la presenza ingombrante/totalizzante de La Scala così come la luccicante industria della moda e del design; e l’offerta musicale è persino sproporzionata alla domanda, molto più bassa della media europea, o quantomeno mal distribuita e non adeguatamente valorizzata dai mezzi di informazione, giornali e televisioni (“la qualità delle proposte è altissima, mentre è scarsissima la visibilità”, dice Franco, che propone anche di sfrondare l’offerta dai tanti doppioni e di portare più musica nelle periferie). Sul territorio metropolitano, carente di strutture flessibili e adeguate al fabbisogno, sopravvivono inutili cattedrali nel deserto (molte le critiche all’indirizzo del Teatro degli Arcimboldi, costosissimo e sottoutilizzato: Del Corno propone ironicamente di dedicarlo a spettacoli di naumachia, puntando anche il dito contro un sistema che non valuta i manager della cultura sulla base dei risultati effettivamente conseguiti) e una politica che tende “alla privatizzazione degli utili e alla socializzazione delle perdite” (così Pini); mentre si manifesta scarsa attenzione nei confronti della musica etnica/tradizionale, della sperimentazione e della contaminazione tra generi (con l’eccezione del festival MiTo Settembre Musica, 170 mila presenze nell’ultima edizione). Milano, insomma, sconta ancora un forte ritardo culturale nei confronti delle altre grandi città europee, Berlino Parigi e Madrid; e soffre la persistente percezione da parte di alcuni della musica come “rumore” atto a disturbare la quiete pubblica. Il caso di Claudio Trotta e del concerto di Bruce Springsteen del giugno scorso (vedi News) non è univoco: Patti dell’Arci Milano ha rivelato di essere stato vittima a sua volta di una denuncia penale per i concerti alla Cascina Monluè, che –non a caso - nel 2009 non avranno più luogo.
La ricerca di MeglioMilano, che il presidente dell’associazione Marco Bono auspica di tramutare in osservatorio permanente, si conclude indicando alcune possibili direttrici di sviluppo del sistema musicale cittadino: miglior coordinamento e potenziamento dell’offerta (con più orchestre sinfoniche e più festival tematici, meglio distribuiti nell’arco dell’anno); più spazio all’innovazione (intensificando ad esempio gli intrecci con le performing arts, teatro, danza, poesia e arti visuali); creazione di nuovi spazi per la musica, di grandi dimensioni (un centro polifunzionale sul modello dell’Auditorium Parco della Musica di Roma), ma anche piccoli e medi in modo da venire incontro ai vari tipi di domanda; una migliore comunicazione verso l’esterno (attraverso l’allestimento di un “cartellone” unitario degli eventi) nonché criteri più razionali, equi e trasparenti di allocazione delle risorse pubbliche; infine una nuova enfasi sulla vocazione internazionale di Milano anche in prospettiva dell’Expo 2015. La città della musica, come si vede, è ancora tutta (o quasi) da costruire.