Musica a tutto volume come tortura nelle carceri: gli artisti protestano

Musica a tutto volume come tortura nelle carceri: gli artisti protestano
Guantanamo, Iraq e Afghanistan: in questi tre paesi nelle prigioni speciali americane viene utilizzata la musica come strumento di tortura per i carcerati.
Da “Born in the USA” di Bruce Springsteen a “We will rock you” dei Queen, passando dall’heavy metal al rap, le canzoni vengono suonate a tutto volume durante tutto il giorno.
In occasione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, alcuni artisti hanno creato la campagna ZerodB, firmando un manifesto con cui intimano a Washington di interrompere questo tipo di tortura. Tra i musicisti ci sono i nomi di Massive Attack, Tom Morello dei Rage Against of Machine, Elbow, James Lavelle degli Unkle, Matthew Herbert, i Magic Numbers, Bill Bailey ed altri.
“Mi hanno fatto sentire Eminem a tutto volume per venti giorni”, ha dichiarato un carcerato, “Stavo impazzendo”. “Non c’è dubbio che sia tortura”, ha commentato il cantautore inglese David Gray, “Non importa che musica sia, è qualcosa che può farti completamente impazzire”.
Di opinione diversa è invece Stevie Benton dei Drowning Pool: “Per me è un onore pensare che una nostra canzone possa essere servita ad evitare un altro undici settembre”. (Fonte: La Repubblica)
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