NEWS   |   Industria / 01/12/2008

Luca Butera, ma davvero ha venduto 50 mila download?

Luca Butera, ma davvero ha venduto 50 mila download?
Che sia effetto dello spontaneo passaparola tra i fan o, al contrario, frutto di una vigorosa spintarella promozionale (in fondo un download costa 99 centesimi, basta qualche migliaio di euro di spesa per ottenere più visibilità che da una campagna stampa o radiofonica) l’ascesa di Luca Butera e della sua “Wow! (una star così vera)” all’olimpo delle classifiche digitali ha dato una piccola scossa al mercato. E alla discografia, che si interroga attonita sulla veridicità delle cifre che circolano a proposito delle dimensioni del successo riscosso dallo sconosciuto artista catanese: cinquantamila download (sia pure distribuite su 11 settimane), possibile? Mentre con il discografico di Butera, Michele Schembri di Blu & Blu, non è stato possibile parlare, Enzo Mazza, presidente dell’associazione dei discografici FIMI che commissiona a Nielsen la compilazione delle classifiche, è il primo a essere perplesso: “Quel dato, che anch’io ho letto su La Stampa (vedi News), mi sembra francamente eccessivo rispetto alla realtà del mercato e comunque non proviene da fonti ufficiali. Come noto, Nielsen non rende pubbliche le cifre sui volumi di vendita né del digitale né dei supporti fisici”.
In effetti le dimensioni attuali del mercato on-line, in Italia, sembrano difficilmente compatibili con i presunti 50 mila download di “Wow!”: dividendo per 13 (le settimane comprese tra aprile e giugno) i 973.928 download di brani singoli conteggiati da FIMI per il secondo trimestre 2008 si ricava, ad esempio, una media di 75 mila download a settimana da suddividere tra tutti i titoli acquistati in rete dai consumatori. Difficile, in base ai dati che circolano tra gli addetti ai lavori, che un best seller "digitale" sfori il tetto dei 2.500 download a settimana anche quando si tratta di artisti molto famosi.
“Il problema è sempre lo stesso, la mancanza di una certificazione ufficiale dei dati di vendita che vengono comunicati al pubblico”, dice Mazza. “E’ dal 1998 che, come FIMI, proponiamo di affidare la supervisione di questa materia a un organo super partes. Però siamo fermi al punto di partenza e capita ancora di vedere consegnare dischi d’oro sulla base delle sole prenotazioni: il mercato non ha niente da guadagnarci”.