Scrivere di musica leggera è una roba seria. O almeno dovrebbe esserlo.

Scrivere di musica leggera è una roba seria. O almeno dovrebbe esserlo.
Una Casa Editrice che mi è simpatica mi manda un libro che sono abbastanza curioso di leggere perché è stato scritto da un collega e parla di musica leggera.
Arriva il libro, lo infilo nello zaino e inizio a leggerlo in treno. E i guai cominciano subito.
A pagina 33, trovo:
“Charlie sbancò anche con un altro singolo, che si intitolava ‘Me la dai o no’”. Be’, per la verità si intitolava “Susy scusa”, però è vero che il ritornello diceva “Me la dai o no”, quindi l’errore è veniale.
Ma sette righe sotto:
“ così come… ‘L’immensità’ di Modugno (vede la firma) di Enrica Bonaccorti”.
Ahi, questa è più grave. Enrica Bonaccorti ha firmato “La lontananza” di Modugno, il quale peraltro non ha mai inciso ‘L’immensità’ – che è di Don Backy.
A questo punto, mi faccio attento.
Pagina 34, a proposito di “Era lei” di Michele Pecora: “Pecora cantava ‘sogni d’estate’ dimenticati’”: mica vero, cantava “Poesie d’estate, dimenticate”.
Sempre a pagina 34:
“‘Dorellik’ di Johnny Dorelli”: Dorelli non ha mai cantato una canzone con questo titolo. Il brano a cui si allude è, probabilmente, “Arriva la bomba”.
Poco più sotto, a proposito di Edoardo Vianello:
“Non è un capello, ma un crine di cavallo spuntato dal paltò”: no, è “uscito dal paltò” (e non sarebbe grave): ma è grave, eccome, attribuire “Tintarella di luna” a Edoardo Vianello, che non ne è né l’autore (gli autori sono Franco Migliacci e Bruno De Filippi) né l’interprete (la canzone è stata incisa, oltre che – ovviamente – da Mina, anche dai Campioni).
Nella stessa pagina, trovo che “Nicola Arigliano…(è ricordato per) …la pubblicità di un lassativo”: ma va’ a cagare, mi verrebbe da dire all’autore – era un digestivo, il Digestivo Antonetto.
Quando a pagina 39 trovo “Maracaibo” di Lu Colombo attribuita a Raffaella Carrà, decido di lasciar perdere. Libro abbandonato.
E provo un po’ di incazzatura per la sciatteria dell’autore, per l’incuria del redattore; e provo un po’ di vergogna perché scrivere di musica da professionista non è questo, e se si legge un libro scritto da uno che è definito in quarta di copertina “scrittore e critico musicale” ci si vergogna di fare lo stesso mestiere.
E’ vero che il libro, nel sottotitolo, è definito “guida poco ragionata”: ma questa è poco informata, poco curata, poco corretta. Non vi dirò il nome dell’autore né quello della casa editrice. Per simpatia verso la seconda, per rispetto verso il primo. Ma che peccato, davvero.
(A proposito di Musica Leggera – e lo scrivo con la maiuscola: oggi mi è arrivato il primo numero della rivista così intitolata, condiretta da Maurizio Becker e Michele Neri e edita da Coniglio. Lo leggerò tutto e poi ve ne riferirò).
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