NEWS   |   Industria / 18/11/2008

Bollino antipirateria, la SIAE diffida la FIMI

Bollino antipirateria, la SIAE diffida la FIMI
E’ ormai guerra aperta, tra SIAE e FIMI, sulla questione del bollino antipirateria apposto su tutti i supporti musicali in circolazione nel territorio italiano per identificarne l’autenticità.
La settimana scorsa, durante un’audizione davanti al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la federazione dei discografici aveva avanzato la richiesta di abolire il contrassegno in uso da circa vent'anni, ritenendolo contrario alle norme di legge italiane e comunitarie, superato come strumento di lotta alla pirateria e inutilmente gravoso per le imprese discografiche (vedi News). La replica della SIAE non si è fatta attendere, con una minaccia di adire le vie legali e una lettera di diffida nella quale il presidente Giorgio Assumma accusa la FIMI di diffondere notizie prive di fondamento e interpretazioni tendenziose a proposito delle pronunce emesse in materia dalla Corte di Cassazione italiana e dagli organi di giustizia europei. La funzione del bollino, sostiene Assumma, è stata riconosciuta dalla Cassazione “e dalla stessa Commissione europea…. ritenendo che le modalità di ottenimento e il costo del bollino possono essere considerate ‘misure proporzionate all’obiettivo legittimo di lotta alla pirateria’, compatibili con il principio della libera circolazione delle merci”.
A proposito delle eccezioni sollevate dalla Corte di Giustizia delle Comunità europee, il presidente SIAE replica essersi trattato “di una violazione procedurale da parte del Governo italiano, che non aveva a suo tempo comunicato alla Commissione europea la normativa sul contrassegno SIAE”. “Questa problematica è stata risolta, con la notifica accolta dalla stessa Commissione europea del nuovo Regolamento per l’apposizione del bollino” aggiunge Assumma, che non risparmia un’ultima frecciata alla federazione dei discografici: “Sorprende che la FIMI parli anche di costi gravosi del bollino (3 centesimi per certificare la legalità, compresa l’effettiva tiratura), quando chiunque può riconoscere l’esosità dei prezzi dei supporti, dove preme ricordare che il diritto d’autore per chi ha creato l’opera - autore ed editore - incide solo con un 10% all’ingrosso che si traduce circa nel 5% all’acquirente. Per esempio in un cd musicale che costa all’ingrosso 10 euro e viene poi rivenduto a 20, il diritto d’autore è pari ad 1 euro”.
All’iniziativa della SIAE, sostiene un comunicato stampa diramato dalla stessa società degli autori, si sono affiancate “tutte le associazioni rappresentative degli autori, degli editori e dei produttori discografici italiani che non aderiscono alla FIMI (tra cui UNCLA, SNAC, L’Associazione, ACEP, Indipendenti, UNEMI, FEM, ANEM, APT, AFI, MAP). "Siamo veramente sorpresi di questo atto, peraltro censurabile sotto il diritto democraticamente sancito della libera critica che evidentemente SIAE non riconosce", commenta Enzo Mazza. "Soprattutto", aggiunge il presidente FIMI, "sta diventando chiaro che la posizione di SIAE non è fondata sulla necessità di contrastare la pirateria ma su mere esigenze di bilancio".