New York, giudice assolve le major: 'Nessuna collusione sui prezzi dei download'

New York, giudice assolve le major: 'Nessuna collusione sui prezzi dei download'
Le case discografiche non possono essere accusate di tenere artificialmente alti i prezzi dei download musicali: lo sostiene il giudice federale neworkese Loretta A. Preska, che ha respinto come infondata una class action presentata da diverse associazioni dei consumatori americane.
Nell’agosto del 2006, dopo che era circolata notizia di un’indagine nel merito da parte del ministero di Giustizia e dell’Avvocatura generale di New York, le organizzazioni dei consumatori avevano accusato le quattro major, Sony BMG, Universal Music, EMI e Warner Music, di avere fatto ricorso a joint venture e accordi con imprese commerciali del settore per mantenere i prezzi dei download digitali al di sopra della soglia dei 70 centesimi di dollaro a brano: tale comportamento, secondo loro, avrebbe violato le norme di legge che tutelano la concorrenza. Il giudice del Southern District newyorkese, uno dei tribunali più influenti degli Stati Uniti a livello giurisprudenziale, è tuttavia di diverso avviso, ritenendo che l’applicazione di prezzi identici risulti giustificata dall’analoga struttura e modo di operare delle aziende discografiche: “Non si può parlare di accordo”, sostiene la Preska, “solo perché un oligopolista applica un prezzo gonfiato sapendo (o sperando) che gli altri oligopolisti faranno altrettanto”. “Come già stabilito dalla Corte Suprema”, ha concluso il giudice, “un comportamento parallelo, anche se intrapreso coscientemente, non si traduce automaticamente in una cospirazione contro le norme dell’antitrust”.
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