James Morrison: 'Amici, famiglia e fidanzata mi tengono con i piedi per terra'

James Morrison: 'Amici, famiglia e fidanzata mi tengono con i piedi per terra'
Che fai se hai ventidue anni, vieni da una cittadina inglese che si chiama Rugby (“un posto di m…”, ipse dixit) e col tuo primo album vendi di punto in bianco oltre due milioni di copie? “Prima te la godi, poi te la fai sotto”. James Morrison, romantico soul man bianco di “You give me something”, sembra essere rimasto con i piedi per terra nonostante questi due anni che lui stesso definisce “pazzi e frenetici”. “Quando uscì ‘Undiscovered’ pensai che se mi fosse andata di lusso ne avrei vendute duecentomila copie, non due milioni. Poi ho cominciato a riflettere sul fatto che un successo così veloce può scomparire altrettanto in fretta, e che per continuare a fare questo lavoro non dovevo abbassare la guardia. Sentivo salire la pressione ma mi rendevo conto che avevo un solo modo per venirne a capo: continuare a scrivere canzoni oneste, che risultassero convincenti e genuine innanzitutto per me. Senza sforzarmi, proprio come avevo fatto all’esordio. All’inizio avevo in mente un disco più grintoso, con più chitarra elettrica, poi mi sono reso conto che quel suono non era in sintonia con le melodie e i testi delle canzoni. Di quell’approccio più aggressivo è rimasto qualcosa in pezzi veloci come ‘The only night’ e ‘Nothing ever hurt like you’, con quel ritmo che ricorda la Motown dei vecchi tempi”. Il cuore di “Songs for you, truths for me”, il nuovo disco appena uscito, sono però le ballate, i pezzi lenti. Quelle che per altri sono solo canzoni, per Morrison sono piccole verità: “Perché tutte parlano, almeno in parte, della mia vita reale, di quello che mi è successo in passato o mi sta succedendo oggi. In ‘Dream on Hayley’ canto di mia sorella, che nella vita ha dato fiducia a troppe persone. Lo facevo anch’io, poi ho imparato a essere più cauto. In ‘Precious love’ racconto della mia presa di coscienza che le cose più belle della vita non vanno date per scontate. E in ‘Once when I was little’ ricordo com’era vivere da ragazzino pensando che non ci fosse limite a quel che poteva succedere, con la speranza di recuperare un po’ di quell’entusiasmo naif. Sono una persona riservata, ma per raggiungere il pubblico devi esporti un po’, dare qualcosa di te stesso. Aprirsi agli altri a volte è liberatorio, altre volte mette paura”. A tenerlo con i piedi per terra, racconta Morrison, ci hanno pensato gli amici, la famiglia, la fidanzata. “Completato il tour di ‘Undiscovered’ ero stanco morto, stufo di parlare di me stesso e di cantare le stesse canzoni. L’unica cosa che volevo era tornare a essere il James di prima. Mi sono rasato i capelli, ho convinto mio fratello e mia sorella a mettere le tende in macchina e a venire via con me per una settimana. Abbiamo campeggiato nei dintorni di Pargi, evitando accuratamente gli hotel eleganti. E’ stato davvero rinfrancante ricominciare a fare cose normali circondato da amici e parenti, è servito a ricordarmi che sono uguale a tutti gli altri. Qualche amico, parlando di ‘You give me something’, mi prende bonariamente in giro. E alla mia compagna Gill non importa nulla dei miei fan e dei miei successi, lei continua a trattarmi come prima”-. Di questo parla il nuovo singolo, “You make me real”. “Più che una canzone d’amore, una canzone che esprime gratitudine”, spiega James. “L’ho scritta ai tempi del primo disco ma non l’avevo completata in tempo, a disposizione avevo solo una versione ancora molto rozza per voce e tastiera. Me ne ero quasi dimenticato, ma passando in rassegna le mie vecchie cose per vedere se ci fosse qualcosa da salvare mi sono accorto che quella canzone diceva cose pertinenti al mio stato d’animo, dopo il successo del primo disco e quel che ne è seguito. A un certo punto ho creduto di crollare, e la mia ragazza era l’unica cosa vera che mi era rimasta. Abbiamo girato il video a Los Angeles in una sola notte, dalle sette di sera alle sette del mattino successivo. E’ stato piacevole, perché a parte ‘Wonderful world’ è l’unico clip che non abbiamo girato al freddo…”.
Camicia a scacchi e jeans stracciati, James sembra sempre lo stesso. Una piccola tentazione glamour però se l’è concessa, con quel duetto con Nelly Furtado… “Fin dall’inizio ‘Broken strings’ sembrava una canzone adatta a un duetto, e ho pensato immediatamente a una voce dolce e moderna come quella di Nelly: con i suoi ritmi da club lei ora si muove su strade differenti dalla mia, ma io avevo in mente il suo disco di debutto. Non credevo di poterla convincere, ma ci è riuscita la casa discografica (Universal: la stessa per i due artisti, ndr). Sono andato a registrare il pezzo in Canada e mi sono trovato di fronte una persona dolce e gentile. Anche un po’ sciroccata, a dire il vero, ma nel senso migliore del termine! ‘Broken strings’ sarà il prossimo singolo, dovremmo anche girare un video insieme, io e Nelly, ma dovremo aspettare che si senta pronta a farlo, deve recuperare la piena forma fisica dopo la gravidanza”. Altri sfizi? “Con i soldi del primo album mi sono comprato qualche chitarra e una nuova tastiera, microfoni e apparecchiature di registrazione. Ma soprattutto ho investito molto denaro nella ristrutturazione della casa di mia madre per assicurarle un posto decente dove vivere. Poi, una volta finito il tour, anch’io mi sono comprato una casa nuova”. Ha fatto anche una figlia, Elsie, che – dice – ha chiamato così perché “è un nome che sa di antico, come tutto quello che mi piace”. Anche nella musica, e si sente: autodidatta (“a dodici anni suonavo una tastiera, finite le batterie passai a una chitarra Hohner) ama suonare tutti gli strumenti, batteria compresa, e si è forgiato musicalmente ascoltando la radio ed esercitandosi sugli spartiti dei Beatles e di Stevie Wonder. “Ogni volta che sento ‘I love to boogie’ dei T. Rex salto sui tavoli come un matto e mi metto a suonare la air guitar. E Stevie Wonder per me è una vera ossessione, ho voluto ringraziarlo anche nelle note di copertina per l’ispirazione che mi ha dato. La prima volta che l’ho ascoltato fu in un programma tv, credo stesse interpretando ‘Isn’t she lovely’: risultato, mi sono messo a piangere dall’emozione. Mio padre mi ha detto che quello non era neanche uno dei suoi pezzi migliori, me ne ha fatti ascoltare altri, e sono impazzito. Ritmo, melodia, fraseggio, onestà, calore, visceralità: nelle sue canzoni c’è tutto. ‘Superstition’ è uno dei più bei groove che siano mai stati incisi. Non ci posso fare niente, per me la musica di una volta è molto meglio di quella di adesso, ho comprato da poco ‘Fresh’ di Sly and the Family Stone e lo trovo fantastico. Anche i nuovi che mi piacciono sanno di antico: James Hunter, per esempio, che sembra Sam Cooke. Però ho apprezzato molto il nuovo disco dei Kings Of Leon, gran suono, gran voce e ottimi testi”. Anche il suo approccio alla professione è rigorosamente “old school”: “E’ bello fare dischi sperando che restino nel tempo, ma la cosa che mi fa amare questa professione è il poter suonare dal vivo, non c’è paragone con l’emozione che puoi liberare su un palco. Non vedo l’ora di tornare in tour (a novembre in Inghilterra, a gennaio 2009 negli Stati Uniti), ho una nuova band di musicisti coi fiocchi e con ottime voci. I back up vocalist di prima erano danesi e cantavano con un accento un po’ troppo tedesco. Non il massimo, per la musica soul”.
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